Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1956
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pagina
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364
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364 Libri e periodici
tra il pontificato e i governi. Come applicazione dei prìncipi sociali enunciali da Leone XIII nella famosa Rerum No varimi sorse, sul finir del secolo, la democrazia cristiana capeggiata da Romolo Murri, ma con uno spirito assai diverso, molto più libero e molto più. moderno: il movimento prese ampie proporzioni, suscitando violente ostilità da parte dei clericali tradizionalisti e preoccupazioni, non scevre peraltro di simpatie nel pontefice. Un altro movimento, di cui Leone XIH non vide che l'inizio, più ampio ancora nel suo slancio e nelle sue energie potenziali, fu il modernismo; ma in realtà esso era troppo elevato, troppo complesso, troppo puramente intellettuale per poter creare vasti consentimenti. ÀI fallimento contribuì notevolmente l'indifferenza del mondo laico.
La crisi modernista, come quella della democrazia cristiana, scoppiò sotto l'io X (1903-1914) che si rese conto del radicalismo del movimento, mentre rimase impenetrabile alle sue esigenze intellettuali e morali. Egli organizzò una repressione altrettanto radicale impiegando tutti i mezzi a sua disposizione: cosi pure fu schiacciata la democrazia cristiana, con la sottomissione o almeno Io apparta* mento dei seguaci. Tutta l'attività del nuovo pontefice fu concentrata all'interno della Chiesa, in un'opera di restaurazione riformatrice. Si rinnovarono con lui le impostazioni teocratiche.
Con l'elezione di Benedetto XV (1914-1922) parve dapprima si ritornasse allo tradizioni di Leone XIII e di Rampolla: sarebbe stato il papa politico successo al religioso. E di politica egli ne fece parecchia, ma (afferma l'A.) occasionale, e in tono minore. La sua azione rimase sul terreno diplomatico e confidenziale, tutta rivolta a circoscrivere e ad abbreviare la guerra; e non assunse mai posizioni dottrinali, salvo quelle dell'universalità supernazionale del cattolicismo e della sua trascendenza rispetto alle contese dei popoli e degli stati. Riguardo all'Italia egli si preoccupò di mantenere buone relazioni, anzi di migliorarle, allontanando ogni sospetto di sfruttamento curiale della situazione. Di qui la famosa dichiarazione del 28 giugno 1915, secondo la quale la Santa Sede attendeva la soluzione della questione romana non dalle armi straniere, come per il passato, ma dal senso di giustizia del popolo italiano.
Le nuove condizioni create dalla guerra giovarono a riportare in primo piano il papato come fattore internazionale. E riapparve d'importanza capitale il fatto religioso-ecclesiastico anche per le nuove disposizioni degli animi, colpiti dal cumulo di sconvolgimenti irrazionali, che portò ad un rifiorire di tendenze mistiche e religiose, e dai turbamenti sociali: si tornava a rivolgere la sguardo alla Roma del Vaticano, di nuovo considerata fattore di ordine e di conservazione. L'Europa del dopoguerra vide cosi rinascere la tendenza della società civile ad intendersi con la Chiesa e ad appoggiarsi si di essa: al periodo del separatismo segui la ripresa dei rapporti diplomatici, la quale si sviluppò sotto Pio XI (1922-1939) in una vera e propria politica concordataria quale non si era più vista con tanta ampiezza e con tanta intensità neppure al tempo dell'ancien regime. Ma non svanì, anzi BÌ ridestò gagliarda, nella Chiesa, la coscienza teocratica. Però l'affermazione di principio assunse un linguaggio più temperato e meno impegnativo e si adattò per lo più alla situazione di fatto.
Le relazioni tra la Santa Sede e l'Italia furono durante il fascismo complesso e mutevoli. L'associazione fu realizzata gradatamente e andò soggetta n crisi, ma non fu mai connubio vero e proprio. Peraltro (e l'asserto del l'A. mi par degno, particolarmente, di nota) l'atto statutario dei Patti del Laterano rappresentò, per alcune formule generali, un'accentuata confessionalizzaziono dello Stato italiano e un abbandono delle tradizioni risorgimentali.
La ricostruzione critica del Salvatorelli nel breve giro di 142 pagine tocca punti delicati, di cui molti son tuttora oggetto dì vivaci controversie, sicché è