Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1956
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pagina
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365
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Libri e periodici
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tacile ch'essa porga il deatro od alcuni dissensi. Peraltro, comunque la ai giudichi, non si può non apprezzarne la salda struttura del contosto, la padronanza della materia trattata, la ricchezza di nuovi apporti, sia pure fugacemente enunciati, alla risoluzione di problemi storici di larga portata o ad una loro più sicura visione. Mi soffermerò su alcuni di essi, più meritevoli di menzione.
Contrariamente all'Aulard (seguilo dal compianto Omodeo), che nella lotta contro il clero refrattario ricercò la prima deviazione del liberalismo iniziale della Rivoluzione francese verso le forme terroristiche, e al Madelin, che vide nella costituzione civile del clero la grande colpa dell'assemblea nazionale perchè fece deviare il movimento rivoluzionario dalla sua meta, il Salvatorelli è d'avviso che l'opera ecclesiastica della Costituente perde mia gran parte del suo aspetto rivoluzionario se si tien conto che, accanto alle sue tendenze statali accentratrici e antiromane, ve n'era un'altra, di natura assai diversa, cioè la preoccupazione di libertà religiosa o almeno di tolleranza religiosa. Non si era più disposti ad accordare all'ortodossia religiosa l'importanza decisiva di cui aveva sino allora goduto anche per la vita civile. Spuntava il principio dell'eguaglianza dei culti, abneno dei culti cristiani, innanzi alla legge, E anche un altro motivo vi agiva, ancora più profondo: un pensiero individualìstico di libertà e di umanità, dominante nel filosofismo del tempo e che aveva realizzato di già una grande affermazione con la rivoluzione americana. Ma la Costituzione civile del clero non rimase in vita che per brevissimo tempo, anzi non venne mai completamente attuata. E la seri* stianizzazione della Francia, o per dir meglio, il tentativo di scristianizzazione, fu qualcosa di ancor più transitorio ed effimero. Comunque, non in codesti avvenimenti si deve rintracciare l'importanza della Rivoluzione per la storia religiosa, ma nel fatto ch'essa condusse, per la prima volta dal tempo di Costantino, alla separazione compiuta, integrale, tra Chiesa e Stato.
Si dice comunemente, anche da storici illustri, che si deve a Napoleone Bona-parte il vanto di aver rialzato in Francia gli altari dopo la rivoluzione e di aver restituito alla Francia la libertà religiosa. È un grave errore, secondo il Salvatorelli, poiché da vari anni già in Francia erano rialzati gli altari e la libertà religiosa già esisteva tanto nelle leggi quanto nel costume. Si dovrebbe invece dire che la restrinse, poiché, ad esempio, con la nuova politica religiosa i teofilantropi non potevano continuare a celebrare il loro culto mentre i refrattari al Concordato non ottennero esistenza legale. L'articolo 3 di esso fu una spinta decisiva sulla strada che doveva, scttant'anni dopo, portare alla definitiva proclamazione del potere assoluto dei pontefici. Il Salvatorelli, come si sa, ha della personalità di Napoleone una concezione ben diversa dalla comune; ma non si può non convenire con lui laddove egli asserisce che il primo Console si fece dirigere nella sua politica religiosa soprattutto da preoccupazioni statai poliziesche. Egli voleva aver a che fare con una sola Chiesa, perchè questa Chiesa unica egli intendeva controllarla, averla nelle mani, e che gli fosse fedele e insegnasse ai credenti l'obbedienza assoluta verso il capo dello Stato. Nel conflitto con il papa non seppe intendersi con lui : il suo spirito di dispotismo e di sfrenata ambizione gli tolse la percezione della realtà. Chi ne guadagnò di prestigio e di ascendente tra le genti fu il papato e con esso quella parte del clero che aveva fatto causa comune con il papa ed era stata perseguitata con lui.
Una relazione ideale, nella politica religiosa, avverte il Salvatorelli tra Napoleone I e Napoleone III, tra lo zio e il nipote. Questi, seguendo la tradizione della Bua Casa secondo la quale la Francia doveva essere l'arbitra dell'Europa, favori la Prussia protestante in Germania, protesse- il Piemonto liberale, combattè l'Austria, si fece campione del potere temporale: il risultato definitivo fu l'ostilità contro di lui del partito clericale e della democrazia repubblicana e, dal 1849 in poi, il nuovo allontanamento tra la Chiesa e la società laica.