Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <369>
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Libri e periodici
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Accanto al Manzoni campeggia, ne] volume, il Verdi, che, più di ogni altro biografo, il Parenti ha colto, sapientemente, nella sua umanità vera. Egli lo con* BÌdern, e giustamente, come uno dei rappresentanti più singolari del tempera mento della nostra razza: carattere esemplare per sincerità, serenità, generosità, per un orgoglio ben inteso, per una sicurezza maestosa nella potenza del proprio genio. Amò il successo come risultalo indispensabile della creazione artistica, ma mai non se ne insuperbì; e senza rimostranze accettò gl'insuccessi e, spesso, anche le critiche cattive. E il bene che fece, e fu molto, fece con maniera signorilo e con impulso immediato. E si compiacque, sì, della popolarità (modesto, nel Benso umile della parola, non fu); ma perchè vedeva nella popolarità la misura esatta del suo valore. Le sue opere ebbero così intensa densità di pensiero e tanta pienezza di sentimento da creare, ancor oggidì, nelle masse quello stato d'animo e quel (ascino imperituro che promanano da ogni manifestazione totale dell'arte.
Il bel libro del Parenti, così gioviale per le frequenti gustose trovate, conclude con una considerazione amara. Quando, egli dice, calò sulla scena del secolo decimonono la tela, era diffuso il senso di un immane risveglio, di ansiose ricerche non soddisfatte, di un'aspettazione di cose grandi. E la scienza invero e la tecnica fecero nel secolo nostro passi da gigante quali prima non avremmo sognati mai. Ma quante speranze, purtroppo, nelle forze dello spirito, dell'intelligenza, della moralità e del bene sono rimaste allo stato latente, quando, e peggio, non ci han procurato dolorose delusioni! Leggendo le pagine, ogni giorno più ingiallite, di quelli che furono prima di noi, ci illudiamo di averne tratto esperienza: triste illusione, perchè il destino ci porta dove vuole. MABINO CIRÀVECNA
SALVO MASTELLONE, Victor Cousin e il Risorgimento italiano (dalle carte dell'Ar­chivio Cousin) (Studi e documenti di storia del Risorgimento, 32); Firenze, Le Monnier, 1955, in 16, pp. 256. L. 950.
Quale fu la fortuna dell'eclettismo in Italia? Quale l'azione da esso esercitata sul nostro ambiente culturale e politico? A queste domande, e ad altre a queste connesse, intende rispondere la ricerca di Salvo Mastellone, che si è proposto di cogliere i nessi intercorrenti tra il caposcuola della filosofia eclettica e il nostro Risorgimento. Problema senza dubbio di grande interesse; ma non tanto, direi, per dimostrare l'interesse di Cousin per il Piemonte e, in genere, il suo italia­nismo, quanto, e soprattutto, per chiarire le origini del moderatismo italiano. CéJ quindi, indirettamente, il suo carattere e i suoi limiti.
L'esame è condotto minutamente in tutti gli stati della penisola, tranne nello Stato Pontificio perchè la censura e la sorveglianza ecclesiastica non permetteva che entrassero e circolassero idee liberali e laiche (p. 19) e nella Toscana, per­chè questa roccaforte del sensismo, dedita agli studi positivi, guardò con diffi­denza le prime manifestazioni dell'idealismo {ivi). L'interesse maggiore è offerto, però, dal Piemonte, dove l'eclettismo, tradotto in termini politici, significò accordo, mediante la forma costituzionale, dell'aristocrazia con la borghesia (.ivi). Cioè, e in ciò concordiamo perfettamente con il Mastellone, l'eclettismo costituì la base ideologica del moderatismo, alieno dal radicalismo e dal reazionarismo, volto a quella lotta su due fronti> di cui il Balbo parla nella Dedica Seconda delle Speranze. Aggiungeremmo però, he l'evidente debolezza filosofica dell'eclet­tismo, cioè la sua pretesa di formulare una nuova concezione della vita, desu­mendone i vari, elementi destinali a comporta da sistemi filosofici diversi ed opposti, trasferita sul piano dell'azione politica, costituì un principio oltremodo fecondo poiché rappresentò la componente di forze politiche opposte e contrastanti. Una componente si badi e qui ci sembra stia appunto la sua vitalità non fissa