Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <370>
immagine non disponibile

370 LibrH periodici
ed equidistante dagli estremi, ina diremmo, usando un aggettivo tratto dalla ter­minologia politica odierna, pendolare, che si andavo cioè avvicinando ora a destra (proclama di Moncalieri) ora a sinistra (connubio). Povero perciò ideologica­mente specie se messo a confronto col contemporaneo pensiero politico curo* pCO il moderatismo potè trasformarsi in efficace azione politica, passando dalle nebulosità balbiane alla concretezza dell'azione cavouriana.
Certo il Cousin, se fu il più industrioso e maestoso ventilatore di idee filo* Bofiche, che sia stato nel secolo XIX, l'infaticabile importatore di sistemi, segna­tamente di Germania in Francia, ed esportatore di Francia in Europa e segnata­mente in Italia,1) quasi un commesso viaggiatore della filosofia, trovò un terreno particolarmente propizio in Piemonte, dove la sua affettuosa devozione per Santorre di Santarosa gli fu ottima presentazione per i liberali. Tale devozione, confermata anche dal Barthélemy-Saint Hilaìre e dall'Adam, ispirò i ricordi sul Santarosa premessi a La rivoluzione piemontese del 1821 di quest'ultimo. Ora, senza voler negare il legame sentimentale che certamente univa il filosofo fran­cese alla memoria dell'antico scomparso, ci sembra che nella pubblicazione delle lettere di Santarosa il Cousin abbia alterato la figura del liberale piemontese. H Mostellone, invece, scrive che si tratta non di trasformazioni, ma di lievi cangia' nienti di tono com'era necessario perchè ne uscisse fuori un'immagine limpida e perfettamente contemporanea . Realmente noi non riusciamo a renderci conto di questa necessitai il pubblicare dopo oltre quindici anni le lettere di Santarosa autorizzava forse il Cousin a levigare... certe asprezze del tempo o a soppri­mere qualche punta di spirito democratico che derivava al Santarosa da una frettolosa assimilazione delle opere di Rousseau e dei principi della costituzione spagnola del 1821 (p. 112)? Proprio i due brani della lettera citata dal Mastel-lone ci sembrano oltremodo significativi. Si può infatti non definire (come ha già scritto Nino Valeri nella Nazione del 31 gennaio 1955) una falsificazione l'aggiun­gere delle parole di significato assai preciso (come refutation riferita al Contratto sociale), tali da mutare l'intero senso della frase, o sopprimere aggettivi impli­canti un giudizio di merito su determinate classi sociali (esempio: oppréssives riferito ad aristocraties)? A giustificazione il Mastellone dice che non era oppor­tuno sollevare una discussione di carattere storico e filologico dal momento che conveniva proprio un Santarosa moderato, filosabaudo, puro da pecche rivoluzio­narie (p. 113). Il che, se spiega il motivo, politico, della deformazione, non vale certo a negarla. Lo stesso Mastellone, del resto, ha scritto che Grazie a Cousin (sottolineatura nostra) la classe politico-intellettuale piemontese scopri nella figura di Santorre di Santarosa un ideale di lotta capace di accendere la fiducia nel risorgimento nazionale e nella missione rigeneratrice della casa Savoia (p. 10). A noi sembra, in realtà, che si tratti di un limite proprio dello spiritualismo liberale della prima metà dell'Ottocento che già Cavour aveva individuato nel voler fare della filosofia e della storia essenzialmente in funzione della poli­tica,2) salvando il solo Guizot, lo grand pensenr de l'epoque. Pensatori ed uomini d'azione, perciò, miranti soprattutto ad orientare con il lume della filo­sofia e della storia la loro azione immediata fra le sirti della politica.9)
Bisogna dire ora che la ricerca del Mastellone è assai accurata e sempre filo­logicamente documentata. Essa si rivela senza dubbio di grande utilità per chi voglia affrontare, come si è detto all'inizio, il problema delle origini del mode-
*) FRANCESCO RUFFINI, Ultimi studi sul conte di Cavour, Bari, Laterza, 1936. 2) BibÈià, p. 57. mf IBIDEM, p. 58.