Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <371>
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Libri e periodici 371
rotismo, a proposito del quale, bisognerebbe sempre tenere molto ben presente il saggio pubblicato da Nino Cortese (e ricordato dal Mastellone) Luigi Blanch e il partito liberale moderato napoletano (Ardi. Star. Napol. 1922), nel quale appunto è messa in risalto l'azione della cultura e del pensiero polìtico Francese sul nostro moderatismo ottocentesco. Il problema, ci sembra effettivamente degno di indagini approfondite da parte degli studiosi di storia del pensiero politico, sia Poggetto della loro ricerca il cattolicesimo liberale, il democraticismo radicale o il moderatismo. Quest'ultimo certo rimane su di un piano liberale notevolmente più arretrato rispetto al similare movimento politico e ideologico francese, come risulta chiaramente dal carattere ottriato che lo Statuto albèrtino mutua dalla Carta concessa da Luigi XVIH nel 1814, mentre fin dal 1830 la Carta costituzionale di Luigi Filippo riconosceva :un diritto parimenti originario nel re e nel popolo. Dicevamo prima che la ricerca del Mastellone è accurata e filologicamente documentata: possiamo aggiungere che la base documentaria è di un'ampiezza notevolissima, che va dalle lettere edite e inedite di italiani a Cousin alle pub* blicazioni italiane presenti nella biblioteca del filosofo francese, ai dossiers per­sonali dì molti Italiani, quali il Vera, il Ferrari, il Collegno, entrari per merito di Cousin a far parte della pubblica amministrazione francese (p. 18).
GIUSEPPE TALAMO
MARIO VINCIGUERRA., J partiti italiani dal 1848 al 1955; Roma, Centro Editoriale dell'Osservatore, 1955, in 8, pp. 289. L.~Ì200.
Nel campo degli studi storici sull'Italia risorgimentale e contemporanea si ode frequentemente ripetere il rammarico di non poter disporre di una adeguata sintesi dello sviluppo e dell'attività dei diversi partiti politici costituitisi in Italia come conseguenza del sorgere e del pubblico riconoscimento legale ottenuto dagli spiriti liberali nella prima metà dell'800, e fino ai giorni nostri, o almeno alla dittatura fascista. Non mancano per la verità lavori del genere: da quello, che non raperà i limiti di un tentativo piuttosto slegato, di Francesco Corpaci all'opera ben più meditata ed originale, ma stranamente negletta, di Michele Dìptero, fino alla ben nota, ma eccessivamente stringata, sintesi del compianto Carlo Morandi, che vale appena come introduzione ed abbozzo del problema. Si tratta, nell'insieme, di raggiungere ima mediazione, nn punto di vista prospettico ed equidistante tra la pura e semplice esposizione del lavoro parlamentare e dello sue vicissitudini, quale si riscontra nel Lodi e, più farraginosamente, nel Ci li­bri zzi, ed il ripensamento metodico di un'epoca, ispirato a convinzioni ideolo­giche ben determinate e con un orizzonte compiuto e complesso, come nelle grandi opere del Croce, del Volpe e dello Chàbod. Una impostazione del genere sottili* tende evidentemente l'estraneità dell'obbiezione crociana sulla validità concettuale dei partiti politici, ì quali vengono considerati non già Come organizzazioni a sé stanti, come compartimenti stagni assurdamente isolati in un mondo incessantemente unitario, ma appunto nella loro distìnta carica dialettica; nella facoltà di scon­trarsi polemicamente ma anche di sapersi assimilare, compenetrare e di continuo superare in una pronta e vigile adesione alle esigenze (che nei nostri tempi sono soprattutto sociali e talora classiste) della realtà. Un contributo ideale e culturale, quindi, efie è il più qualificato per delineare con eloquente fedeltà il configurarsi drammatico del contrasto politico.
A tali concetti, che presuppongono scaltrita preparazione e sensibilità finis sima, ha informato la sua recente, densissima opera il Vinciguerra: ben pochi eerto, come il delicato interprete storico e psicologico del romanticismo, avreb< bere potato darci una sintesi più limpida, più fertile di idee, di stuzzicanti,