Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1956
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pagina
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372
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372 Libri e periodici
originalissime aperture, più volta alla discussione e migliore suscitatrice di rinnovate indagini. Libro intelligentissimo, questo: è la nota, in apparenza banale, che teniamo peraltro, a sottolineare più fermamente, è quella che meglio lo distingue e contribuirà senza dubbio a renderlo strumento indispensabile e preliminare per una vastissima serie di ricerche. Quanti sono i campi sinora avvolti in opaca nebbia nei quali l'A, affonda per la prima volta uno sguardo sveglio ed acutis< sìmo, o quelli dove la sua voce appare nitidamente lo squillo di una insopprimibile polemica? Numerosi certo (ed è il compito, ed il risultato, che meglio definiscono un'opera del genere): ne ricordiamo alcuni, dispersamente ed a puro titolo indicativo. Opportunissima è la distinzione, spinta fino all'antitesi, che l'A, introduce tra il federalismo di Cattaneo, primo e moderno esperimento di radi* caliamo (p. 22), e lo spirito religioso di Mazzini: egli insiste sulle insanabili contraddizioni culturali ed umane che impediscono un accostamento del genere quale è stato con sterile malaccortezza tentato dal partito repubblicano (e feli' cissima, a p. 149, è la stroncatura delle velleità autonomamente progressiste di questa formazione politica, che non intende adattarsi al suo ruolo di conservazione laica e pretende svolgere, in ciò favorita da circostanze eccezionali di ottusità e di mancanza di percezione da parte dei compagni di viaggio, un ruolo di avanguardia e di sprone). In chiara luce è posta, e spiega molte cose, l'influenza giacobina e settecentesca, rischiarata qua e là da qualche barricadiera ventata mazziniana, che opera sulla Sinistra subalpina: ma l'A. vede bene l'anacronismo e la sostanziale tendenza al conformismo cavouriano di una tale posizione, sicché esattamente è portato ad individuare nel nucleo garibaldino, di origine extrapar* lamentare, repubblicana e democratica, ma in senso ottocentesco, quarantottesco, pur se ancora francese, il primo nocciolo di una estrema sinistra (p. 53). L'A. richiama a due riprese, e diffusamente, l'attenzione degli specialisti su un problema che da più parti è avvertito ma non è stato ancora a sufficienza ilhir strato: l'influenza del partito di Corte, cioè di un residuo di favoritismo asso* lutistico, soprattutto nella composizione dei ministeri, se non sull'indirizzo generale politico del paese; e, in linea subordinata, la prevalenza in tale partito dell'eie* mento femminile nell'epoca umbertina (e non col padre, precisa giustamente l'A.: l'osservazione, nell'insieme, è già in Alberto Mario). È superfluo sottolineare l'importanza di una tale ricerca: periodi come quelli dei ministeri Menabrea o del primo gabinetto Gioì itti (cosi autorevolmente sostenuto dal Raltazzi junior), buona parte della questione morale di Cavallotti, il raUiement monarchico di Nicotera e le astiosità dinastiche contro Zanardclli, figure come quelle di Bonghi, di Farmi, dello stesso Minghetti, crisi di primario rilievo come quella che condusse alla Triplice o l'altra tempestosamente compresa tra il secondo avvento di Crispi e il regicidio, riceverebhero un'illuminazione nuova attraverso questo originale punto di vista, alla cui validità farebbe forse remora soltanto la scarsezza di documentazione : ma non Ve dubbio che i risultati conseguibili, e specialmente il loro sapore di primizia, giustificherebbero l'intensità dell'indagine. Già l'A. prospetta interessanti anticipazioni come quella (p. 61) sulle transitorie convergenze fra statutari ed antistatutari (Ratiazzi e Cavallotti: ma non è l'unirò esempio). Severo, ma assai felice e spregiudicato, è l'A. nell'analisi dell'opera di governo del Ci oli iti: egli individua bene la sua forse più grave deficienza d'intuito nel non aver affatto avvertito, a proposito dei cattolici (p. 117), il rapido trasformarsi di una corrente d'idee in un partito politico (l'A. condivide qui l'opinione formulata più aspramente in un recente volumetto di Gabriele De Rosa); si deve del tutto convenire con lui allorché afferma, a p. 108 e sulla lontana traccia del Salvatorelli, che le due rotaie che costituiscono le direttive mentali di Gioiittì... sono indicate dalle parole "persuadere" e "forza conservatrice , contro un liberalismo demiurgico il cui mito appare oggi, se anche