Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno
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1956
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pagina
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375
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Libri e periodici 375
possono rosiiiuire la base di un contributo essenziale alla ricostruzione della storia del giornalismo mantovano durante il Risorgimento. Il primo, dedicato alla Lucciolo, periodico diretto per oltre un biennio dal dott. Luigi Boldrini, uomo di notevole ed eclettica cultura, è un'attenta rassegna critica della vita di quel giornale dalle oneste intenzioni (attenzione al progresso economico-sociale, urna* nitarismo ecc.), dagli interessi non strettamente limitati ai problemi dell'agricoltura e dell'economia mantovana, ma aperti anche alle voci più nuove che in quel campo venivano dall'estero. La collaborazione di uomini di cultura e di grande fede patriottica, quali Ippolito Nievo e Paride Suzzare Verdi in fase di piena formazione intellettuale durante gli ultimi anni della dominazione austriaca in Lombardia, conferisce alla Lucciola* che mai, tuttavia, oltrepassò i limiti di un blando paternalismo sociale, un titolo di serietà e di nobiltà.
Nel secondo saggio, che non ha forse il rigore del primo, ma che rappresenta un notevole sforzo di sintesi, il Giusti orientandosi con sicurezza nella gran selva delle pubblicazioni quotidiane e periodiche del tempo, ci dà un quadro vivo e mosso del giornalismo mantovano di parte democratica, che riflette, pur nella varietà e talora nella discordanza degli atteggiamenti, un quarantennio circa di fervide iniziative politiche, di idee in fermento, di lotte generose per l'emancipazione del proletariato agricolo ed in genere per il progresso sociale. Per questo opportunamente l'autore ha collocato a chiusura del volume un terzo saggio, un profilo della vita e dell'opera dì Francesco Siliprandi, patriota generoso e demo* cratico convinto, che in quelle lotte ebbe importanza primaria.
GIANCARLO D'ADAMO
GUSTAVO MODENA, Epistolario (1827-1861) a cura di TERENZIO GRANDI (Biblioteca scientifica, Serie II: Fonti, voi. XXXVII); Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1955, in 8, pp. xv-467. L. 3000.
Gustavo Modena è una di quelle figure che, pur vivendo, sostanzialmente, al margine delle grandi vicende politiche a lui contemporanee, presenta un indubbio interesse anche per lo storico. È per questo che dobbiamo essere grati a Terenzio Grandi che dopo cinque lustri di ricerca continua e minuziosa ci ha dato un'imponente raccolta di lettere del Modena (ben 484!), che sono oltre il doppio di quelle contenute nel primo epistolario (pubblicato nel 1888 a Firenze dalla casa editrice Barbèra) e costituiscono un contributo di primissimo ordine per la conoscenza del personaggio e del periodo in cui visse. Proprio questo, infatti, rappresenta, a nostro avviso, il carattere positivo degli epistolari: permettere di conoscere non il solo personaggio, ma tutto il mondo che gli fa da cornice e da Biondo, tolto dai quali la sua stessa figura sarebbe certo meno comprensibile. Por quanto riguarda poi l'epistolario del Modena in particolare, quando si pensi che gli autografi conservati presso il Musco del Risorgimento di Milano sono stati distrutti nel 1943 da eventi bellici, risulterà anche più evidente l'utilità della presente pubblicazione,
Com'è noto, Gustavo Modena fu un grande attore drammatico, che accoppiò allo stia vocazione artistica una mai spenta vocazione politica che era insieme ribellione contro un certo assetto politico e rivolta romantica contro una società male ordinata, nella quale i valori, sia quelli artistici che quelli morali, erano completamente scaduti. Questo stato d'animo spiega abbastanza facilmente la sua adesione al mazzinianesimo, a un mazzinianesimo particolare, però, perchè il Modena presenta, unico forse fra i mazziniani, questo duplice aspetto: da un luto egli è consapevole della vanità dei tentativi mazziniani politicamente considerati, e dall'altro è fedele al Maestro sino alla fine. In realtà il Modena aveva compreso il carattere essenzialmente ideale e morale dell'insegnamento mazziniano