Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <376>
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Libri e periodici
e proprio su di esso basava la sua incondizionata adesione. Egli non si aspettava cioè dall'azione mazziniana la soluzione di concreti problemi politici, non aneti* deva dei successi immediati e perciò non ebbe delusioni ne ebbe mai alcun motivo per staccarsi dal Mazzini, lo credo bene che non andremo che a farci ammazzare scrive a Melegari il 7 settembre 1833, alla vigilia della spedizione in Savoia ma veggo che bisogna pur finirla pel nostro onore. anche a proposito dell'insurrezione genovese del *57 il suo giudizio è preciso: Il tenta* tivo di prendere Genova pare sciocco anche a me perchè era impossibile impa­dronirsene... se Mazzini me ne avesse parlato prima di agire, gli avrei doto uno scappellotto (p. 270), il che non toglie però che concluda scrivendo che di questi tentativi si potrà giudicare più tardi e che col calcolo delle probabilità non si osa mai nulla, e niente di sublime si sarebbe fatto nel mondo .
Ciò che lo lega al Mazzini è soprattutto l'immensa superiorità dell'Uomo su tutti gli altri. La mia ragione mi mostra un solo Uomo sommo per genio, per Cuore, per forza di mente organica: Mazzini ed è rinnegato da tutti scrive nel gennaio del 1849. E lo stesso giudizio, più amaro, forse, conferma scrivendo a Vincenzo Brusco Onnis: Amo Pippo e i pochi esseri che fanno eccezione, e vivo volentieri con loro fuggendo il consorzio dei più... Egli, il povero Cristo, predica al deserto, vive sulla croce e morirà sulla croce... La sua dottrina, se pure trionferà un giorno, sarà subito convertita in bottega dai furbi, come lo fu la dottrina di Cristo; ci si sente l'amarezza per il distacco di tanti compagni di fede, di tanti colonnelli e generali ex-rcpubblicani, ora ciondolati , la delu­sióne per i migliori tra loro, Garibaldi e Bixio, che si fanno insaccare da Cavour ,
Accanto, però, a questo accorato senso di distacco, che sembrerebbe precludere al Modena la possibilità di formulare dei giudizi di un qualche rilievo, clè anche e ci sembra particolarmente notevole per una complessiva valutazione dell'uomo un abbozzo di gindizio storico su Mazzini, che conserva la sua validità ancor oggi, dopo esser stato motivo ricorrente dalle testimonianze di
contemporanei, o quasi (come nei profili politici di Gaspare Finali) alla storio­grafia più recente (come ncll'inconscia collaborazione tra Mazzini e Cavour di cui parla l'Omodeo): Senza i materiali somministrati dai tentativi iti a vuoto di Mazzini, Cavour cosa avrebbe potuto dire al congresso di Parigi del '56?. Cavour non .ha forse sfruttato i movimenti dei repubblicani, i tentativi di Mazzini negli ultimi dieci anni, quando dipingeva [alla conferenza] l'Italia seduta sopra un vulcano? (pp. 270 e 333).
Giudizi di altro tipo, e cioè passionali e politici, sono quelli sui liberali moderati, tra i quali Cavour è il solo uomo. Tutti (compreso il ministro di Vittorio Emanuele) Modena detesta cordialmente, perchè li considera sorti dal dottrinarismo francese, che, dopo il 1830, aveva allagato l'Europa e si era fatto strada fra quasi tutti gli affigliati alla Giovine Italia, gli avvocati, i lette* rati, i dottori, e perfino negli strati popolari (p. 330). È vero che nel '49 nel paragonare lo Stato sardo con gli altri Stati della penisola nei quali infuriava la reazione, il Modena ammette francamente che in Piemonte si vive liberi, :8Ì- parla, si legge (p. 112), ma ciò non deve trarre in inganno. Egli non ha alcuna fiducia nel liberalismo costituzionale. Nel sistema costituzionale e nel liberalismo dottrinario lutto è menzogna egli scrive a Mauro Macchi il 22 marzo 1850 =, le stesse leggi Siccardi sono soltanto le smorfie liberali d'un Ministero essenzialmente cosacco (pp. 119 e 118). Insufficiente perciò il liòe* falismo piemontese, pericolante lo stesso Statuto per l'alleanza con Napoleone EU, pavide le leggi volte a far rientrare il clero nel diritto comune. Qui affiora anzi Un anticlericalismo rozzo e ingenuo, che fa credere al Modena che tutto il male dell'umanità venne, viene e verrà sempre dalla rogna della superstizione sfruttata dalle religioni d'ogni specie, dal prctume d'ogni età e paese (p. 285).