Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <378>
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378 Libri e periodici
a una compieta ricostruzione dell'attivila patriottica, fondata sulla documentazione degli archìvi di Mantova, Venezia, Tronto ecc. Sarebbe ormai possibile da un lato affrontare la massa degli scritti, occasionali o no, ed operare la scelta opportuna ai fini di una valutazione scientifica dei vari contributi, e dall'altro reperire in modo organico la documentazione inedita (ed edito) consultando le carte di polizia degli archivi citati ed altri documenti ancora.
L'opera che qui ricordiamo (e non si vuole entrare nel merito né della rico­struzione delle vicende politiche in Italia prima e dopo il '48, che risolta appros­simativa e limitata ad un tempo, né del carattere celebrativo del volume) si pre senta in sostanza come una rievocazione della figura del Calvi allo scopo di Celebrare con Calvi il periodo più eroico della storia cadorina (p. VII); e, nono­stante gli aggiornamenti diligenti e accurati di Giovanni Fabiani, essa mantiene la struttura e l'intento originari (venne scritta prima del 1915). U Calvi nacque a Briana (Noale) il 15 febbraio 1817; compiuti gli studi a Padova, passò a Vienna all'accademia militare dalla quale usci a venti anni circa col grado di alfiere; da Venezia, dove era rimasto di guarnigione per alcuni anni, venne inviato nel 1846 a Graz nella Stiria, e di qui, infine, date le dimissioni dall'esercito nel marzo 1848, ritornava fortunosamente a Venezia, mettendosi immediatamente a disposizione del Governo provvisorio.
Fin dai primi tempi della sua attività in Cadore, dove era stato mandato a dirigere la resistenza di quei montanari (che avevano aderito alla repubblica dì Venezia), dava ottima prova delle sue doti di organizzatore e di comandante, sia raccogliendo le guardie civiche, sia istituendo i corpi franchi per condurre la guer­riglia in montagna contro gli Austriaci, sia infine tracciando una linea strategica di difesa, atta a sostenere gli attacchi nemici.
Cadute Udine e Belluno nelle mani del Nugent che, se voleva portare rinforzi al Radetzky nel quadrilatero, tendeva inoltre ad impossessarsi dei passaggi mon­tani dal Cadore all'Austria, si avvicinavano ormai le operazioni belliche alla zona controllata dai Corpi franchi del Calvi; così che, tra la fine di aprile ed i primi di maggio, si ha l'inizio dei combattimenti nella valle del Boite, conclusi da una tregua di tre mesi con l'Ampezzano. Tuttavia tanto da sud, lungo la valle dei! Piave, quanto dall'Ampezzano non veniva meno la pressione austriaca che si con* cretava nei tentativi di sfondamento delle linee dei cadorini verso Perarolo e verso Chiusa. Ma gli Austriaci, costretti a ripiegare, essendo stati i loro attacchi rintuzzati dai Corpi franchi del Calvi (che avevano valorosamente combattuto a difesa della loro, terra), non avevano esattamente valutato la difficoltà di pene­trare in una regione montuosa e di intraprendere una guerra di montagna contro bande armate, che sono di per sé dannosissime agli eserciti regolari, scompigliando esse tutti i calcoli dei comandanti e turbando la loro tattica (p. 62),
D'altro lato ai comprendeva da parte del Calvi e del Comitato di difesa che i cadorini * bloccati al pari che in una fortezza, rotte essendo tutte le cornuti r-cazioni e minacciati in quattro punti non avevano molte possibilità di resistenza, a causa anche della scarsezza degli aiuti che venivano da Venezia; e tutto ciò fj.bi; conferma infatti al momento di un attacco in forze degli Austriaci, che su tre colonne, ai preparavano a invadere il Cadore. H moltiplicarsi degli scontri (sostenuti dai cadorini sovente in modo favorevole) al passo della Morte, a Selva, a Venàs, a Rindemèra, a Rivalgo ecc., documenta l'asprezza della lotta e insieme é indice dol mutarsi della situazione militare, che andava precipitando a sfavore della popolazione cadorina, nonostante il coraggioso comportamento dei patrioti e dei loro copi: infatti ai primi di giugno la difesa dell'intera regione viene meno, ed il Calvi, che aveva guidato con intelligenza e con estrema decisione i Corpi franchi, considera concluso il suo incarico nel Cadore e ripara a Venezia. Cornai.