Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <379>
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Libri e periodici
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dante della legione dei Cacciatori delle Alpi si distingue in varie azioni di guerra, durante l'assedio della città, ed è anch'cgli costretto all'esilio dalla capitolazione di Vcneaia nel 1849. Si rifugia in Grecia, a Londra e infine nel 1850 a Torino, dove è a contatto con gli esuli e gli emigrati. Le avversità di. una vita difficile, sorretta dalla fiducia nella rigenerazione morale e politica degli Italiani secondo gli ideali mazziniani, non piegano la sua fermezza d'animo. Può essere al riguardo buon docu­mento una lettera (in data 30 giugno 1852) rivolta al fratello che lo consigliava di non occuparsi più di cose politiche: Ci sono due forme di suicidio, il morale e il fisico. Francamente ti confesso che di buona voglia mi assoggetterei al secondo piuttosto di subire il primo e per me ritieni che l'eseguimento dei consigli che mi desti porterebbe seco un suicidio morale (p. 137).
Né il Calvi tralascia di elaborare piani di insurrezione e di guerriglia nel Veneto e nel Cadore, in collegamento col moto di Milano che doveva fallire il 6 febbraio del 1853. Lo perdono infine le sue stesse speranze ed i tentativi di rivolta, quando nell'estate del medesimo anno si accinge alla sua ultima impresa: Orsini, Ronchi e Calvi debbono sollevare rispettivamente la valle di Magra. quelle bresciane e la valle del Piave; ed il Calvi in particolare, con lettere, istruzioni, proclami del Mazzini e di Kossuth. aveva un compilo impegnativo e difficile. Ma insieme ai suoi compagni, fra i quali era Luigi Morati di Casti­glione, viene arrestato (proveniente dalla Svizzera) il 17 settembre a Cogolo presso Male di Trento (in margine all'arresto del Calvi cfr. ora lo scritto di Bice Rizzi, sulla base di documenti inediti trentini, in Rassegna storica dei Risorgimento, a. XLIL fase H-IH, pp. 42840).
Aveva così principio l'ultimo atto della vita del Calvi, che si doveva conclu­dere a Mantova per impiccagione; e gli arrestati, dopo esser passati per le prigioni di Trento, Innsbruck, Verona arrivano in porto nel castèllo di Mantova, già tristamente noto per i processi di Belfiore, e sono posti a disposizione prima della Commissione inquirente militare, e in sèguito della Corte speciale di giustizia.
La lunga prigionia, gli interrogatori, le sofferenze morali e materiali del Calvi sono ricostruiti con esattezza e umanità dal Benedetti in pagine animate da viva simpatia per il martire e da rispetto pel confortatore pietoso monsignor Martini; nel far parlare i documenti, le memorie e le lettere dei carcerati l'autore si lascia prendere dal calore del sentimento e dalla serenità del patriota di Noale. Come non ricordare d'altro lato la fierezza del comportamento del Calvi, che assume ogni responsabilità dell'impresa e, con dignità, incapace di mentire dichiara francamente di essere entrato in Lombardia per promuovere la rivoluzione, cospirando con Mazzini e Kossuth? ,
Miglior conclusione di questa breve segnalazione ci sembra il riportare parte-delia protesta del Calvi, in occasione di un suo confronto con un delatore; nel rivendicare la libertà e la sua dignità di uomo il Calvi fa ricorso alla parola e al suo onore di soldato e, di frónte ai giudici, dà prova di ragionato coràggio e di consapevolezza del suo destino.
La mia posizione dirimpetto alle autorità austriache è quella di nemicò vinto e prigione. Se in forza del diritto del più forte esse possono a loro piaci­mento disporre del mio corpo, le forze morali, fl più bé dono che il Creatore fece all'uomo, sono di mia pieno proprietà, e di quelle nessuna forza umana
può disporre mio malgrado ( ) Non basta all'Austria trascinare il corpo al
patibolo? Vorrebbe insozzare, denigrare prima le sue vittime? Io so essere nemico, rnu nemico leale, ed una tale condotta non so assolutamente comprenderla: uccidete, ma rispettate ehi fu sempre rispettato (pp. 176-78). RENATO GIUSTI