Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
anno <1956>   pagina <401>
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Notiziario
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tori : per cui l'età umbertina ci è stata presentata, nei suoi diversi settori , con una diversa coloritura.
Più vicino all'interpretazione tradizionale, orientato cioè nel senso di una adesione al punto di vista della classe dirigente dell'età umbertina, il prof. Torre: il quale, pur mantenendosi formalmente imparziale e rigorosamente rispettoso dei documenti, ha in sostanza giustificato, nelle varie contingenze, l'atteggiamento del governo italiano. Muovendo dal duplice aspetto, peninsulare e continentale, della posizione geografica del nostro paese, egli ritiene che i problemi della politica estera italiana del periodo considerato si debbano all'uno o all'altro di essi ricon­durre. C'è, dunque, un primo gruppo di problemi che si potrebbero chiamare continentali: questione romana, irredentismo, questione balcanica. Un secondo gruppo ha per comune denominatore l'espansione coloniale, sia verso i paesi medi­terranei (Africa settentrionale, Asia minore), sia verso altri territori africani. Ma l'espansione coloniale è possibile solo quando ci sia sicurezza assoluta sulle fron­tiere europee. Pertanto, il problema primo, agli inizi dell'età umbertina, è la questione romana; ma tosto la sua pericolosità, per la vita del nuovo regno, si attenua. Più grave questione è l'irredentismo, motivo permanente di attrito con l'impero absburgico. II quale sta proseguendo sulla via dcll'inorientamenlo, cioè dell'espansione nel Balcani: altro motivo, di attrito tra Austria ;c Italia. Ma se pericoli di guerra sovrastano potenzialmente le nostre frontiere orientali, altri pericoli si addensano sulle frontiere occidentali, giacché l'espansione coloniale i-i mette di fronte alla Francia.
La spinta ad una politica di conquiste in Africa ci viene dal Congresso di Berlino. In quell'occasione, nessuna soddisfazione all'irredentismo, per il diniego dell'Austria : niente Albania, pel medesimo motivo; niente Tunisia, che, nell'opi­nione della Germania e dell'Inghilterra, è destinata alla Francia. Il fallito tenta­tivo di entrare in Tunisia ci fa sentire maggiormente l'isolamento: di qui la nostra adesione alla Triplice, che risolve il problema della sicurezza verso la Francia e anche verso l'Austria, finché non sopravvenga una crisi europea. Nel­l'intervallo tra la prima e la seconda Triplice si fanno i primi passi in campo coloniale (sbarco a Massima e occupazione dell'altipiano) col consenso dell'Inghil­terra. Frattanto muta la situazione europea, in modo sfavorevole per la Germania: Bismarck non può rischiare nn eventuale distacco dell'Italia, ed è perciò costretto a prendere con noi impegni per lo status quo nel Mediterraneo e a far accettare all'Austria l'art. VII sui Balcani. Di più, la crisi balcanica provoca l'intesa anglo-italo-austroungarica, completata dall'accordo mediterraneo con la Spagna. La migliorata nostra posizione diplomatica in Europa segna l'inizio di una ripresa espansionistica in Africa, nel cosiddetto decennio Crispino. Ma, al termine di esso, la sconfitta di Adua e i mutamenti avvenuti in Europa (inizio dell'antagonismo anglo-tedesco, prodromi di un accordo anglo-francese) ci costringono ad un riesame della politica estera e coloniale: imposta una sosta nell'espansione coloniale, occorre migliorare la nostra situazione in Europa cominciando col riconciliarsi con la Francia.
Storia giustificatrice, quella tracciata dal prof. Torre (di cui è stata assai apprezzata l'acribia della documentazione): storia guidata da un'interpretazione che si potrebbe dire prammatica, in quanto attenta, in modo prevalente se non esclusivo, al muoversi degli uomini aullu scena della diplomazia. Ora, una storia prammatica della politica estera contiene in sé un pericolo, quello di ridursi a storia della diplomazia, di isolare la politica estera dalla vita della società. Ve cioè il rischio che lo storico si limiti a narrare il succedersi estrinseco dei rapporti diplomatici, si che la politica estera finisce con Tessere quella che fa il ministero degli affari esteri. Il relatore ho mostrato di ben conoscere il pericolo, quando, nel rispondere agli interventi, ha osservalo che chi studia la storia diplomatica é portato a vedere tutto nei documenti diplomatici. Col risultato di rendere