Rassegna storica del Risorgimento
CAVOUR, CAMILLO BENSO DI
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1956
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402
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Notiziario
astratta e incomprensibile, o di ridurrò ad un elenco di (atti, la narrazione dei rapporti internazionali: laddove non ai può scrivere di politica estera senza immergerla nella vita dalla nazione. (A questo proposito l'esemplare lavoro dello Chabod sulla Storta della politica èstera italiana dal 1870 al 1876, ha valore precipuamente metodologico).
Vista cosi la relazione Torre, la maggior parte degli interventi assume un aspetto d'integrazione. Eugenio Artom ha insistito sull'inscindibile rapporto tra politica interna e politica internazionale, e sì è chiesto fino a che punto non abbiano inciso sui rapporti tra Italia e Francia gli interessi finanziari francesi in Italia. Leo Valiani ha parlato del peso che la politica interna ha esercitato sulla nostra politica estera; in particolare ha illustrato l'influenza esercitata dalle correnti democratiche repubblicane nel superamento della Triplice e nel riavvicinamento alla Francia (illuminanti a questo proposilo le reazioni che da parte governativa e da parte del movimento operaio si ebbero in margine all'incidente di Aigucsinortes del 1893, con manifestazioni antifrancesi tollerate dal governo e contromanifestazioni filofrancesi e antitripliciste delle sinistre). Il prof. Dethan ha mostrato come l'affare Dreyfus abbia causato un rafforzamento dei legami tra la sinistra italiana e la francese; ciò servì la causa di quel Ravvicinamento tra le due' nazioni che in nome del laicismo e della democrazia era stato sempre auspicato dal radicalismo italiano e che si verificò al principio del '900.
Cesare Spellanzon si è, invece, fatto portavoce di una valutazione della politica estera e coloniale italiana nettamente divergente da quella del Torre. Lo Spellanzon ha censurato il carattere avventato della nostra politica estera, l'ostinata diffidenza (almeno fino al Visconti Venosta) nei confronti della Francia, verso la quale già il Bismarck aveva sottolineato la necessità di un avvicinamento, l'irrequietudine sistematica della nostra azione diplomatica, il buttarsi in conquiste per cui non si era preparati, a tutto scapito della ricostruzione interna: talché, per conquistare le colonie, non abbiamo rigenerato il paese. Lo Spellanzon ha fatto indirettamente avvertirò come l'analisi della politica estera non possa prescindere dal problema della sua adeguatezza alle possibilità dello Stato; e, insieme, la fecondità, ai fini della critica storica, di una posizione etica e politica che pur ha cent'anni almeno di vita. Ci è parso, infatti, di udire l'eco, nelle sue parole, di una tradizione storiografica secolare, che risale ai Cattaneo e ai democratici dell'Ottocento, e che è stata negli mimi tempi rinverdita dalla reviviscenza, culturale oltre che politica, della borghesia giacobina.
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L'intervento Spellanzon ci ha portati su un piano storiografico ove dominano <t valori diversi da quelli assunti implicitamente a base della relazione Torre. Da tali nuovi valori jjt mossa esplicitamente la relazione Valiani. Il Valiani, iniziando, ha rivendicato il diritto-dovere dello storico di giudicare * e non solo di giustificare: questo è quanto esige la nostra generazione, passata attraverso la crisi morale del 1939-45. In effetti, il relatore si è costantemente sforzato di elevare la storia del movimento proletario socialista (un materiale per molta parte ancora... incandescente) nei tempi sereni del ripensamento storiografico: ma, in tale ripensamento, si è -fatto guidare dalle istanze morali che animano oggi la parte migliore della società europeo. Ne sono derivati il tono di contenuta passione e l'elevatezza etica con. cui ha svolto il suo tema.
L'agitazione socialista (ha detto, in sostanza, il Valiani) precede in Italia il movimento operaio: quest'ultimo suppone l'introduzione del l'industria capitalistica moderna, diffusasi tra noi solo dopo l'unità, mentre le idee socialistiche circolano per l'Europa e giungono nella penisola ben prima. Ciò non significa, tuttavia, che si possa considerare la nascita del movimento operaio di classe