Rassegna storica del Risorgimento
GAZZOLA BONAVENTURA
anno
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1956
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pagina
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415
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Profilo di urto zelante : mons. Bonaventura Gazzola 415
di barone del Regno italico, offertogli da Napoleone. Pio VII, rientrando nei suoi stati, gli affidò l'amministrazione e, poi, il governo effettivo delle diocesi di Montefiascone e di Corneto, dalle quali era stato allontanato il card. Maury,1) e, nel 1824, gli diede il cappello cardinalizio. Fino alla sua morte (si spense a ottantotto anni) il Gazzola esercitò una notevole influenza nella Curia, avendo avuto, tra l'altro, la direzione di importanti congregazioni, come quella del Santo Uffizio, dell'Indice, della disciplina regolare e di quella Lauretana.
Le vicende della sua surrogazione al Maury e le controversie che ne derivarono, anche sul terreno economico, furono occasione al Gazzola, che godeva la stima confidente del pontefice, di stringere rapporti diretti con l'ambiente curiale romano. Si legò, così, di cordiale amicizia con il futuro card. Sala, un uomo che aveva con lui molti punti di contatto, sia per una certa concordanza nelle idee (sebbene al Gazzola facesse difetto l'acutezza del giudizio, la preparazione e la conoscenza diretta degli uomini e dell'ambiente, che aveva il Sala) sia per le vicende biografiche, poiché sulla formazione di entrambi la tempesta rivoluzionaria aveva avuto una influenza decisiva, 2>
La maggior parte del carteggio del Gazzola allo Spreti riflette le preoccupazioni del prelato in ordine ai riflessi spirituali della restaurazione politica dello Stato pontificio. Venuto malvolentieri a Montefiascone, piegandosi al comando del papa,3) egli si era applicato con energica volontà alla riforma religiosa di una Chiesa, spiritualmente molto decaduta (secondo egli giudicava) per l'abbandono, il cattivo esempio e gli interventi nefasti del Maury.*)
1) Vedi sa ciò: Correspondance diplomatique et mémoires inèdite dm card. Maury {1792 1817), annotés et publiés par Mgr. Ricard, lòlle, 1891, voi. EL pp. 502-505.
2) Qualche lettera del Sala al Gazzola si conserva nell'Archìvio vescovile di MonteGa-scone. Noi abbiamo percorso all'incirca le stesse vicende, si legge in una lettera del Sala del 30 settembre 1831, all'indomani della loro comune promozione al cardinalato, e siamo giunti tardi alla porpora. Siamo anche d'accordo sul modo di pensare: quindi per questo riflesso altresì reputo una delle principali fortune l'esserle divenuto confratello. Ma anche qui si rimane con il desiderio del maggiore carteggio, più ricco e più interessante, che certamente ci fu tra i due e del quale lasciano presentire le rare traccie rimastene. Si legga, ad esempio, quanto scrive il Sala il 3 settembre 1831 : Sento esser giunti de* deputali dalle Legazioni per fare delle domande. Bisognava pure aspettarsi che le concessioni del Governo lungi dal contentare quei liberali, gli avrebbero resi sempre più coraggiosi. Se si da retta alle loro istanze il nostro Governo già secolarizzato in gran parte, lo sarà intieramente e finiremo con una costituzione. Iddio flhm'w' chi consiglia e chi deve decidere. Intanto restano le Legazioni nella solita confusione, e nella quasi totale anarchia. Il deficit aumenta ogni giorno, ne si veggono delle misure che presentino la speranza di un sistema per potere andare innanzi. Come finiremo ?.
") Mons. Gazzola non accolse di Buon animo il suo trasferimento, che per molto tempo considerò provvisorio, anelando sempre il suo ritorno a Cervia. Il 3 luglio 1816 cosi scriveva allo Spreti: Veggo bene che per un verso, o per l'altro si vuole che io qui muoia e mi renda inutile e per hi mia prima sposa (ila diocesi di Cervia] e per queste due Chiese. Dio vuole cosi} cosi sia.
4) Su questa sua opera di riforma religiosa, intensa e instancabile, si veda P. BERGAMASCHI, Vita dal aereo di Dio card Marc'Antonio Barbarico vescovo di Montefiascone e Corneto, voL II, Homo, 1919, cap. IX, pp. 645-679. II Gazzola si adoperò, tra l'altro, a ristabilire nel suo originario prestigio, che era stato in altri tempi grandissimo, il seminario di Montefiascone, prescrivendo tra l'altro cbe non vi potessero insognate tutti quegli ecclesiastici che avessero prestato il giuramento prescritto da Napoleone. Che questa sua attività religiosa fosse favorevolmente seguita dal popolo (che ebbe, tra l'altro, nel Gazzola, un interpreto pronto e benevolo delle sue necessità) si può forse ricavare dal comportamento degli abitanti di Montella-