Rassegna storica del Risorgimento

GAZZOLA BONAVENTURA
anno <1956>   pagina <416>
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Vittorio E. Giunlella
Tutto preso da questa sua attività eminentemente religiosa egli giudicava la restaurazione politica, che si stava tentando in Roma con gli accenti più pessimistici e con le prospettive più nere, e Che vuol che le dica , scrive nel giugno 1816, Bulle cose di Roma, si in spirituale, che in temporale? tutto è confusione, disordine e tutto per favorire gli empi figli di Belial ne* loro progetti. La crisi religiosa gli appare gravissima e sconcertante: Siam divenuti insensati e pazzi nelle cose di nostra S. Religione, unica, sola, vera, e in cui solo ci possiamo salvare (30 settembre 1820). Roma stessa, il centro del Cattolicesimo, gli appare dissacrata e perduta: non è più ecclesiastica e religiosa, ma secolare e profana (2 settembre 1821). All'origine di questa crisi vi è l'universale congiura massonica: i massoni si sono infiltrati dovun­que e cercano di conquistare i posti più delicati nel governo ecclesiastico: Il castigo non è finito ancora, scrive nel gennaio 1816, né sopra Roma, né sopra lo Stato pontificio, né sopra tutta l'Europa. Il trionfo, che dapper­tutto menano li massoni anche in Roma e nello Stato pontificio e lo gover­nano a lor modo tenendo impiegati i loro addetti e giurati nemici del trono e dell'altare e esclusi li buoni e quelli tutti che anno sofferto per la buona causa, per me è una prova del mio asserto. Le accuse lanciate dal Cazzola sono gravissime e investono anche le più alte cariche dello stato: E che vuole ella sperare di bene , si legge in una sua lettera del 17 aprile 1816, se sono li massoni, che anno tutte le redini in mano del Governo pontificio, e massoni sono li governanti ? . I suoi strali più velenosi, sono, naturalmente, diretti contro il Consalvi, che ispira addirittura qualcuna delle sue riforme alle dot­trine protestandone, come quella dell'abolizione della potestà coercitiva dei vescovi, favorisce solo i massoni ') e i nemici della Chiesa, mescola politica e religione e pretende di regolare il governo temporale del Papa secondo i criteri dei principi secolari.
Il Papa, che dovrebbe porre rimedio a tante ignominie, nulla fa, ne si vuole che faccia ... Roma buona e li buoni romani, co' Statisti sclamano, gridano, urlano, ma non sono ascoltati dal Papa i loro clamori, né esauditi (29 aprile 1815). Pio VII, arriverà a scrivere il Gazzola, si è dimenticato di essere Papa e sovrano: questo per noi, per la Religione, per lo Stato è il massimo castigo che Dio ci potesse dare (27 aprile 1817) e, sospirando, dirà: Quando tornerò a vedere e sentire Pio VII ritornato Leone, dirò Dio è pla­cato con noi. Ora è più che coniglio (20 gennaio 1816). Egli stesso, il Gaz­zola, ha colto ogni occasione per parlare con tutta franchezza al Papa, fin dal
sconti durante la rivoluzione del 1831. Poiché non solo il Gazzola riusci a mantenete calma e fedele la citisi, ma anche promosse e organizzò una spedizione armala dei suoi fedeli contro gli insorti che si stavano avvicinando a Montefiascone. Questa spedizione avrebbe incontrato e sbaragliato gli insorti a S. Lorenzo Nuovo, non lungi da Beisene, il 16 marzo 1831.
0 Questo della strapotente congiura massonica è uno dei motivi ricorrenti nell'episto­lario. Si veda, ad esempio, in una lettera del 2 settembre 1821 questo brano singolare: Pur­troppo l'orizzonto non è quale dopo la caduta di B. P. [Bonaporto] doveva essere e speravamo. L'affare do' Greci, e degli Ottomani, e le mosso della Russia e dell'Austria derivano sia diret­tamente, sia indirettamonte dallo Bette massoniche, carbonare, filosofiche, illuminate. Alcune piante lor si son tolte; m a sopire il seme, ohe non moltiplichi ogni di pìfi, non vi si pensa. Rammentarsi di ciò che Elìsa scriveva costì nel '808; la setta, che dirigeva sulle oltre, aveva 36 milioni di affigliati, sin maschi o forni ne; e che in Costantinopoli dovoan farsi 200 [?] e ciò che doveva avvenire nell'Oriente?!