Rassegna storica del Risorgimento

VALDISMO ; PROTESTANTESIMO ; MAZZARELLA BONAVENTURA
anno <1956>   pagina <421>
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Mazzarella, il valdismo e la riforma in Italia nel secolo XIX 421
carsi in una diversa impostazione e valutazione dell'azione concreta della Chiesa in vista dell'opera d'evangelizzazione in Italia. È una diversa poli­tica ecclesiastica che egli auspica ed è la sua diversa valutazione della realtà politica italiana che non gli permette di giustificare l'azione evangelistica della Chiesa valdese d'allora. Alla prudente piemontese e cavouriana poli­tica ecclesiastica della Tavola valdese egli ne vorrebbe opporre una ardita, italiana e mazziniana, se ci è concesso di continuare il paragone. Un'evan­gelizzazione che non rivoluzioni non è un'evangelizzazione per lui. Siamo nuovamente al dilemma: evangelizzazione o riforma ? Cercheremo di chia­rire questo suo dilemma attraverso l'analisi dei documenti che abbiamo potuto avere sotto mano.
In una lettera datata da Ginevra,1) egli scriveva al Meille quando, già convertito, era incaricato delle funzioni di pastore della Chiesa rifor­mata italiana di Ginevra:... le differenze malaugurate che ci sono tra prote­stanti vi saranno col tempo anche tra gli Italiani, ma si eviterebbero molto se ad altro non si pensasse che ad allargare la Chiesa valdese.... gli Italiani sono così stufi di vedére vescovi, canonici e pontificali che o saranno attirati dall'augusta semplicità dell'Evangelo o resteranno quel che sono... Fervente patriota, condannato a morte per l'opera svolta a favore dell'unità d'Italia, convinto che l'ostacolo maggiore alla unificazione consistesse proprio nel papato, Mazzarella vuole completare l'unità italiana mediante un rinnova' mento spirituale che non può che essere la riforma in Italia. Ma quest'opera di riforma spetta alla Chiesa valdese mediante il suo allargamento che altro non può significare per lui che abbandono del suo tradizionalismo per trasformarsi in Chiesa cristiana italiana. Sfugge a Mazzarella che il valdi­smo come s'era venuto configurando nei secoli e come si presentava in quel* l'infuocato ottocento era l'unico movimento che fosse chiesa, mentre ogni altra opera evangelizzatrice minacciava, come di fatto avvenne, di non essere altro che setta. Gli sfuggì più precisamente la nozione che non si trattava tanto di fare della Chiesa valdese la Chiesa nazionale, quanto piuttosto che nel farla nazionale potevano andar persi proprio quei valori che le impe­divano di diventare setta, come di fatto avvenne con la Chiesa cristiana libera e la Chiesa Ubera italiana da lui costituite. In realtà permane una certa confusione sulla concezione di politica ecclesiastica di Mazzarella, pro­prio sul dilemma evangelizzazioneriforma. Il suo forte anticlericalismo, giustificato per di più dalla sua passione politica, lo porta da un lato ad optare decisamente per una azione energica in favore d'una riforma in Italia, ma d'altra parte il suo rigorismo e il formalismo filosofico 2) lo portano ad una intransigenza assoluta che gli impedisce di mediare continuamente la sua alta tesi ideale con l'antitesi quotidiana della realtà storica, e la con­clusione non può che essere una eterna affermazione di principio, bellissima in teoria, ma che elude continuamente il problema del cosa fare giorno dopo giorno, concretamente, per realizzare quell'ideale. Finché noi italiani non avremo in mira che di distruggere il Papato faremo sempre delle bambo-laggini: pensiamo Dio per il suo regno ed egli senza che ne lo domandassimo
DM.O. E., lettera 7-IV-1852.
2) La sua Critica della Sciatta, tentativo di mediare la religione nelle forme della eoi-tura, è l'atto di fede d'un kantismo tedesco etico fortemente influenzato da Fichte.