Rassegna storica del Risorgimento

VALDISMO ; PROTESTANTESIMO ; MAZZARELLA BONAVENTURA
anno <1956>   pagina <422>
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Roberto Jouvenal­
ci darà molte altre cose per soprappiii. Predichiamo l'Evangelo senz'ultra mira che di metterlo nei cuori: Dio ne caverà maggiori fruiti di quelli che noi stessi sapremmo desiderare.l) Qui la tesi della riforma sembra abbandonata pei quella della pura e semplice evangelizzazione che però non affronta il pro­blema del cosa fare giorno dopo giorno. À questo proposito ai deve osser­vare che parlare di garibaldinismo in Mazzarella non è esatto. Ad un Ga­vazzi, ad esempio, tipico rappresentante del garibaldinismo evangelistico, non mancava un concreto senso della realtà storica, ciò clic portò il gari­baldinismo evangelistico verso interessi sociali. Simili interessi in Mazza­rella non ci sono, volto come egli fu al mondo della cultura; d'altra parte quella élite culturale che doveva appiccare il fuoco della riforma in Italia non trovò legna da ardere, perchè la sua esca non infiammava la massa: Fazione di Mazzarella rimane perciò su quel piano di spiritualismo, dogma­ticamente ortodosso, ma politicamente vago, destinato all'insuccesso anche se pieno di un valore ideale. Perciò più che di garibaldinismo si può par­lare per Mazzarella di mazzinismo religioso. E questo confronto, che ha più il valore d'una parabola che d'un paragone, può maggiormente essere cor­roborato se si tien presente tutto il capitolo sulla religione nella Critica della scienza, dove Mazzarella afferma essere la sua filosofia una religione del dovere onde raggiungere lo scopo. Lo scopo è Dio, che la filosofia addita e che si rivela come realizzato nella religione, per cui il Cristianesimo è l'attività dello scopo, dello scopo che viene al nostro incontro.2) Tutto ciò che di concreto scaturisce da questa sua filosofia è la massima: agisci in modo che la tua azione sia un passo con coscienza verso lo scopo su­premo. 3) Questa massima, ancorché il Gentile4) dica che qualifica la morale di Mazzarella come teleonomica e non autonoma, rimane kantiana e perciò formalista e rappresenta veramente il limite che impedi allo spi­ritualismo di Mazzarella, ed in genere del circolo guicciardiniano degli esuli italiani evangelici, di sentire la dialettica storica e quindi impedì loro da un lato d'essere attratti dal garibaldinismo evangelistico e dall'altro di giu­stificare la cavouriana politica ecclesiastica del valdismo.
Le lettere conservate alla biblioteca della Società di studi valdesi si riferiscono agli anni cruciali del dissidio tra Mazzarella ed il valdismo. Tut­tavia, di questo dissidio non appare una seria e profonda ragione, e ciò non è attribuibile né alla natura delle lettere, nò alla persona cui esse erano indirizzate. L'argomento costante delle lettere è la vita della Chiesa e G. P. Meille era amico carissimo di Mazzarella e da lui stimato il pastore valdese più adatto a quell'epoca che il Mazzarella s'aspettava dalla Chiesa valdese. Dall'analisi delle lettere a G. P. Meillc traspare invece un certo tentenna­mento xxvelativo da un lato della profonda serietà con cui egli viveva il BUO problema religioso e dall'altro dell'ansia, tutta romantica, con cui egli anelava a veder conclusa l'opera di riforma in Italia. Che non mi si tocchi l'Italia e che mi si mostri fiducia ed i sarò fratello e servitore di tutti...; s)
i) M. O.E., lettera 7-IV-1852.
2) Crìtica della Scienza, p. 534.
3) Op. cU p. 525.
43 Lo origini dello-filosofia contemporanea in Italia, voi. I, p. 85. 5) M. 0. ?., lettera 13-IV-1853.