Rassegna storica del Risorgimento
VALDISMO ; PROTESTANTESIMO ; MAZZARELLA BONAVENTURA
anno
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1956
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pagina
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423
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Mazzarella* il valdismo e la riformava Italia nel secolo XIX 423
egli esclama, poi, più in. là: Evangelo e quindi disciplina valdese sono per noi leggi insormontabili. Si noti il quindi che indica come Mazzarella non vuol vivere fuori della Chiesa, ma che anzi sente l'Evangelo veramente come un vivere nel corpo di Cristo. Eppure neanche un anno dopo* non sentirà più la disciplina valdese come legge insormontabile. Possiamo tuttavia elencare alcuni motivi che maturandosi col tempo provocheranno la sua uscita dal valdismo. In una lettera ') scritta al Meille per pregarlo di interessarsi a Torino onde ottenergli la naturalizzazione sarda per poter diventare evangelista Mazzarella scrive: farei questo sacrificio all'Evangelo mentre le mie opinioni politiche me lo impedirebbero: ma Cristo innanzi tutto. T'avviso però che non è per divenire pastore, ma per fare l'evangelista. Tu sai che son valdese di mente e di cuore e credo che i pastori son necessari e la loro istituzione è nel Nuovo Testamento, ma vedo che in loro si sviluppa così facilmente quel ridicolo e pesante clericalismo che non voglio mettermi in simile tentazione ed in simile spineto. Se ti dico ciò devi esser certo che in te non osservo questo clericalismo, ma trovare un secondo Meille è ben difficile. Stando con Geymonat che amo e rispetto e con qualche altro ho capito che casa è clericalismo: è una piaga che giungerà a giustificare fino il darbismo e specialmente in Italia: meno male che tu ed il caro De Sanctis z) pensate diversamente: opponetevi, almeno per impedire il darbismo, a questo prurito clericale che è orgoglio e si prende per dovere... E il clericalismo dunque della Chiesa valdese che lo urta, ma non già in quanto tale, che Mazzarella, convertito e credente, è troppo conscio del valore della Chiesa per dissentire dalla organizzazione ecclesiastica in sede di principio, bensì piuttosto in quanto egli sente il pesante fardello dell'organizzazione presbiteriana come intoppo all'azione evangelistica del valdismo. Ad un popolo oppresso spi-ritualmente dal clero e stanco di tale oppressione non si può predicare liberazione e redenzione se non presentandosi liberi appunto e redenti da quel fardello clericale che impedisce ogni libero soffio dello spirito. La concezione morale di Mazzarella teleonomica sì per dirla col Gentile in quanto ha per legge lo scopo di conoscere ciò che Dio ha fatto per noi, è tuttavia impossibile se non è liberamente vissuta e cioè resa autonoma mediante il libero esame del contenuto di questo scopo supremo. L'autonomia kantiana rimane quindi intatta nella filosofia di Mazzarella e proprio in virtù d'essa egli rifugge dal clericalismo che è espressione di una mentalità che vuole dividere gli uomini in due schiere: gli autonomi e gli eteronomi, i preti e pastori da un lato, i fedeli dall'altro lato. Per Mazzarella tutti sono pastori e qui sta l'ortodossia del suo pensiero protestante - e proprio perciò non ci devono essere pastori, e questa è una non chiara e non abbastanza maturata concezione teologica da cui egli è portato a due errori fondamentali nella sua visione generale della situazione religiosa italiana. In primo luogo, infatti, egli considera gli Italiani più come vittime che come peccatori; in secondo luogo egli si illude sull'effettivo stato d'animo degli Italiani d'allora. Egli avrebbe voluto che l'Evangelo fosse predicato agli
i) M. 0. E., lettera 26-VEH8S3.
2) Geymonat era pastore valdese a Genova al tempo in cai Mazzarella lasciò la Chiesa valdese. De Sanctis, pure pastore valdese, ma proveniente dal cattolicesimo, lascerà la Chiesa valdese col Maraarella, ma vi rientrerà alcuni anni dopo.