Rassegna storica del Risorgimento

VALDISMO ; PROTESTANTESIMO ; MAZZARELLA BONAVENTURA
anno <1956>   pagina <424>
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424 Roberto Jouvenal
italiani stufi di veder vescovi, canonici e pontificali in termini di liberazione dalla schiavitù del papato di cui essi son vittime, come vittime erano degli illiberali governi borbonici. L'istanza sociologica prevalse inavvertitamente nel giudizio di Mazzarella: poiché gli Italiani volevano Punita attraverso la liberazione dai governi ohe li tiranneggiavano, così era chiaro che vole­vano la riforma attraverso la liberazione dal papato che li teneva nell'igno­ranza: bastava mostrar loro la meta perchè si mettessero per via. In realtà notiamo anche qui il limite imposto inavvertitamente a Mazzarella dal suo vago spiritualismo : in un'epoca romantica che scopre la storia e che fa storia Mazzarella resta spiritualista senza essere storicista, avverte, perchè la storia lo rende su ciò edotto, le necessità dell'ora, ma non sa ad esse dare un concreto contenuto religioso. Egli sente la necessità della riforma ma predica evangelizzazione, è conscio che gli Italiani son propensi come tutti gli uomini quando la spiritualità d'un'epoca si fa piena di senso sto­rico a considerarsi più vittime che colpevoli, ma non è capace ad uscir dal dilemma. Non capisce da un Iato che questo bisogno di giustizia e di libertà si scarica nell'azione politica sì da non aver più altri bisogni e dal­l'altro lato che il problema andava veramente affrontato nelle sue radici, cioè nell'incapacità ed insensibilità dell'italiano ad intendere che peccato e grazia sono cose diverse da oppressioni e concessioni statutarie. In altre parole Mazzarella, che si scandalizza per le inframmettenze tra politica e religione a proposito della Gran Madre di Genova, resta politico anche in religione perchè non discerne che è tutta la politica del Risorgimento che costituì la religione del tempo. H Risorgimento fu la religione della politica: da Mazzini a Marx, dal mito culturale e spiritualistico della reli­gione dell'umanità al mito popolare e materialistico della società senza classi. Ciò che fu fecondo in Mazzini fu d'aver rivestito dì forme religiose la poli­tica, ciò che fu sterile in Mazzarella fu di non essere riuscito a rivestire di forme politiche la religione pur avendone sentito fortemente il bisogno. Non aver capito ciò fu il vero dramma di Mazzarella dato che egli ane­lava alla riforma religiosa d'Italia, mentre diverso era il problema che si poneva al valdismo che si proponeva soltanto l'evangelizzazione degli Ita­liani. Il dramma di Mazzarella fu tuttavia sincero, ancorché non sentito nelle sue vere cause: la Gran Madre fu il caso concreto in cui egli con­sumò la sua incapacità a saper incarnare nelle situazioni storiche il suo puro spiritualismo, caso troppo poco importante di fronte all'urgenza del­l'ora, caso non abbastanza insignificante di fronte alla sua religione dello scopo che non può ammettere imperativi ipotetici. Il suo addio alla Chiesa valdese ha comunque accenti accorati: dare un locale alla idolatria è ren­dersene complici. Dio mi dà la forza di almeno protestare... non temere di me, che non farò sette, nò opposizione... come siam miseri se crediamo che bisogna transigere per fare andare avanti l'opera di Dio. Addio fratello mio. L'evangelizzazione era la mia gioia e mi consolava dell'esilio. Dio mi consolerà altrimenti.*)
Mazzarella lasciò quindi la Chiesa valdese nel 1854. Per alcuni anni sembrò veramente che il valdismo non avesse a temere da lui: non farò sette,
1) M. 0. E lettore 5-71-1854.