Rassegna storica del Risorgimento
GAVAZZI ALESSANDRO
anno
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1956
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pagina
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434
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CONTRIBUTO ALLA BIOGRAFIA DEL PADRE ALESSANDRO GAVAZZI
Nel 1947 l'Agenzia alleata del ricupero dei documenti consegnò all'Archivio Centrale dello Stato un prezioso manoscritto Le memorie autobiografiche del padre barnabita Alessandro Gavazzi. Era diligentemente stampigliato segno che gli alleati avevano esaminato e fotografato il documento da 091008 a 092094, fissando così un totale di 1086 fitte pagine.
Il grosso codice proveniva dalla segreteria particolare di Mussolini, al quale era stato donato (e mi riserbo di cercare dopo il riordinamento metodico in corso dell'archivio della segreteria, in quali circostanze) ed al quale doveva essere riuscito assai interessante perchè il frate bolognese ebbe animo e mentalità da rivoluzionario, da patriota, da uomo d'azione e insofferente di tradizioni e di discipline.
H codice fa inviato nel 1949 a Bologna e figurò tra i pezzi d'eccezione nella Mostra storica commemorativa del 1848-1849: il Maioli lo esaminò da par suo e un'eco profonda ne giunse al Congresso del Risorgimento di Firenze del 1953.
Dal 1950 il manoscritto del Gavazzi fa parte della Mostra didascalica da me fondata nel palazzo della Sapienza in Soma (A.S.R. e Archivio Centrale).
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La mia necessariamente breve comunicazione deve rinunziare a commentare il codice e ad esporlo criticamente. Sarà fatica, forse meritoria, di altro momento, al quale bisognerebbe pur arrivare per precedere gli studiosi americani e inglesi che, in possesso della sua riproduzione fotografica, hanno un tema di primo ordine sotto mano: come dal Risorgimento italiano, un monaco giunse al protestantesimo, all'antipapismo e alla fondazione della Chiesa evangelica d'Italia.
D'altra parte il manoscritto è noto. Vi è una premessa in tre quinterni; una parte senza titolo dal 1825 al 1846; nna intitolata Patria dal 1847 al 1849; una Esigilo 1849-1859; una Ritorno dal 1859 al 1868. E con questo anno le mille e più pagine finiscono. Il Gavazzi era, invece, destinato a campare fino al 9 gennaio 1889, quando lo colse ad 80 anni d'età, la morte.
Un'autobiografìa è sempre di sommo interesse: un critico disse che nessun romanzo la può eguagliare. Ma l'autobiografia è di per sé opera d'arte valore dello scrittore a parte quando è scritta a volta a volta e conserva la freschezza dei fatti e delle idee che la dettano; quando lungo l'intermina-oile sfilata degli anni palesa le stupende contraddizioni della vita umana.
Questa del Gavazzi, al contrario, è lineare, perchè scritta a commedia finita, verso i 68 anni d'età. U barnabita si rivela subito, o quasi, ribelle ed apostata, il che è assurdo. Egli ci ha privato dello spettacolo drammatico della sua apostasia da Roma; non ha permesso che rivivessimo l'agonia della sua fede cattolica spenta in un disperato amor di Patria, in una sete inestin*