Rassegna storica del Risorgimento

GAVAZZI ALESSANDRO
anno <1956>   pagina <436>
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436 Armando Lod oliai
Sii vain, io credo che la critica storica più interessante debba rilevare a questi * punto, secondo me, il silenzio di padre Gavazzi su Giuseppe Mazzini. È un silenzio che rivela o conferma molte cose.
Che Mazzini, cioè, non condivise mai l'aspettativa di chi, dalla sua dot­trina religiosa, vedeva in lui il fondatore di una nuova Chiesa.
10 ho tentato di conciliare il cristianesimo diciamo più precisamente il cattolicesimo con Mazzini (vedi: Mazzini, maestro italiano, Milano, Dall'Oglio, 1950), cercando di cogliere la segreta ansia di Mazzini di fronte a Roma, domandandomi perchè egli, che era stato il capo della Repubblica sovvertitrice del Potere temporale, che era stato sorretto dall'amicizia e dal pensiero degli anglosassoni fino alla fusione con grandi forti e dolci spiriti maschili e femminili, si ferma di fronte a Roma cattolica e, pur legando agli Italiani una perfetta dottrina religiosa e morale, non è mai lontano dalla tradizione di disciplina e d'ordine dell'Italia antica, dalla legge cattolica del­l'unità della vita (dalla politica all'economia alla religione), anche se egli trasforma la tradizione e la legge dell'unità in una sublime armonia progres­sista e creatrice. La contingenza, la polemica, la disperata battaglia per aprire al popolo la muraglia immane della sua prigione, ne fanno certamente un eresiarca. Ma nel cosmo segreto della coscienza egli mi appare come ho ten­tato di scoprirlo.
La lontananza da lui dell'ardente, violento, distruggitore Gavazzi mi pare una prova decisiva. Altri tenti dunque altra spiegazione.
Come pure questo silenzio su Mazzini è altra prova che il Diario auto­biografico fu scritto alla conclusione del ciclo vitale di entrambi.
All'elementare pensiero del Gavazzi il problema doveva sfuggire com­pletamente: il papa era il nemico : dunque il nemico era il cattolicesimo. L'av­vicinamento a Savonarola, tentato dal pur grande G. B. Niccolini (vedilo nel cit. Luigi Conti) è un complimento da contemporaneo.
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Ma eccomi al promesso contributo biografico, che traggo da poche carte della Direzione Generale di Polizia, Anno 1847, Padre Alessandro Gavazzi, Busta 266, conservate nell'Archivio di Stato di Roma, che, pur non rivelando nulla di nuovo, danno rilievo a certi aspetti del barnabita, e specialmente mi permetto d'insistere sul suo stile, così diverso dà quello del Diario e che molte cose spiega.
11 primo contatto di padre Gavazzi con la polizia pontificia è in Perugia, il 16 aprile 1845, come risulta da un rapporto del ten. colonnello F. Nardoni capo del servizio d'alta Polizia in Perugia, il quale denunziò a mons. Go­vernatore di Roma (17 aprile) le imprudenze di cui si rese responsabile il predicatore quadragesimale barnabita A* Gavazzi. Salvo a chiamarle, preso anch'egb' dall'entusiasmo generale sublime predicazione 1 (16 aprile). E aggiungeva : Molti brani della sua calda eloquenza sono rimasti nella memo­ria dei giovani. Il buon colonnello era poi rimasto impressionato, tanto da citarla, dalla seguente frase del barnabita, in verità alquanto peregrina: Le potenze europee si mantengono in una straziante toilette [!]. La Gallia ina­nella le sue chiome, l'Ibero tenta indossarsi la sua bavarese, mentre la Fiandra si abbclla coi suoi anelli, l'Austria li ha quasi interamente coperta di tunica