Rassegna storica del Risorgimento

GAVAZZI ALESSANDRO
anno <1956>   pagina <437>
immagine non disponibile

Contributo alta biografia del padre Alessandro Gavazzi 437
(sic). L'Anglia corre a spiegate vele a compire le sue vestinienta, la Russia ti guata da lungi e t'invita a mettere le sue pantofole. Immaginiamo però questa insalata di motti sonanti, detti con un tono di tempesta e tuono di voce.
Anche la permanenza in Ancona viene efficacemente segnalata. Il co­mando di quella compagnia di carabinieri pontifici scriveva a mons. Marino, Governatore di Roma (14 settembre 1845), che i Consoli d'Inghilterra, d'Austria e di Napoli si sono assai adontati per tutto ciò che il p. Gavazzi ha esposto in pulpito contro i rispettivi regnanti.
Riferisce poi sulle prediche tenute in San Ciriaco per commemorare i prodigi compiuti dalla Vergine in S. Ciriaco nel 1796, il che gli die lo spunto per parlare diNapoleone. E lo fece con un linguaggio quasi ermetico : Grande Iddio poni la sua salvezza (d'Italia) tra Ancona e S. Elena, tra Napoleone e Maria! Parole impressionanti, ma che fanno dubitare del senno politico del barnabita.
Nota è la predica tenuta il 16 giugno 1847 in S. Maria degli Angeli in Roma, perchè stampata in Firenze nello stesso 1847. E un'esaltazione della politica italiana di Pio IX, che per la prima volta i Romani ascoltavano in una pubblica radunanza e può intitolarsi come il panegirico inedito di Mace­rata (vedi avanti) Maria e Pio IX, di cui qui riconosciamo l'origine. Si tratta, davvero, di due tra le più sonanti pagine dell'oratoria risorgimentale.
Interessante la nota editoriale che segue l'opuscolo stampato e che rivela le polemiche suscitate: Ho io con ciò posta alta parola di italiane divisioni ? Non credo. Noi usciamo di troppo fresco sperimento, per non desiderare sta­tista il Pontefice. Con tanta varietà di politica fra i principati italiani, con la recente lezione che i Papi continuano ad essere sudditi del loro principe na­tivo, noi mentiremmo a noi stessi se pubblicassimo di stare contenti a servir due padroni. Se i popoli non sono fatti per i principi, ma i principi devono essere fatti pei popoli, io non so se nelle nostre attuali condizioni ci convenga aver Pontefice tale, che sia costretto subaffittare la casa di cui è locatario, ed a consegnare la greggia di cui è custode al macellaio del suo paese natale. Mutate le italiche condizioni, muterò anche io d'opinione.
La vigilanza della polizia doveva riuscire particolarmente molesta al Gavazzi, il quale interessò la madre e il padrigno perchè non solo cessasse, ma si risolvesse in benevola attesa.
Vi è anche nella supplica dei genitori l'ingenua fiducia che il frate fosse sulla giusta via e che, anzi, la sua predicazione servisse ad arginare le mene anarchiche. È ben raro che questa qualifica sia data da Italiani ai movimenti italiani; per gli osservatori esteri, invece, è abbastanza frequente. VItalie rouge è, fuori di casa nostra, quasi un luogo comune.
I genitori del barnabita prospettano quasi un riarmo morale, oggetto della predicazione: e il medesimo anche a rischio della propria vita si è sfor­zato finora di piegare il popolo all'ordine, alla quiete, al perdono dei nemici e all'oblio delle ingiurie. E irisultati sarebbero stati tangibili : dopo la sua allo­cuzione di domenica scorsa (la supplica è del 6 settembre 1848, da Bologna) sulla pubblica piazza, cessarono affatto i frequenti omicidii che funestarono gravissimamente la città nella decorsa settimana (e vi erano stati davvero).
Non si trattava, dunquedicevanodi un turbolento agitatore e tanto meno di un vile malfattore, ma di uno che esponeva vita e salute per la causa dell'ordine !