Rassegna storica del Risorgimento

GAVAZZI ALESSANDRO
anno <1956>   pagina <438>
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Armando Loàolini
I due coniugi, uno avvocato, l'altra figlia di avvocato, insistettero poi perchè il figlio fosse sottoposto a regolare processo, giusto l'art. 6 dello Sta­tuto di Fio IX, che vietava ogni impedimento alla libertà personale, se non nelle forme prescritte dalla legge. Col processo si sarebbe visto ...
Ma il processo non ci fu. Ci fu invece una specie di confino di polizia in S. Severino-Marche, con divieto di spostarsi e di predicare: l'uno e l'altro poco osservati, non tanto per indulgente paternalismo della polizia, quanto perchè sembrava pericoloso opporsi al barnabita che, quando avesse voluto, avrebbe avuto subito il popolo dalla sua.
H confino in S. Severino Marche fu decisivo per la forma mentis del padre. In un rapporto della Delegazione di Macerata si denunzia (30 maggio 1847) l'improvvisa rottura del silenzio con un panegirico, forse autorizzato pensa il delegato dal generale dei barnabiti. I panegirici in atti della polizia (cit., B. 266, a. 1847) sono due. Uno stampato a Loreto e in onore di S. Francesco di Paola (doc. 1); a Loreto perchè a Macerata era stato vie­tato. Uno, manoscritto, tenuto a S. Maria delle Vergini, presso Macerata. Del pruno c'è il finale veramente 'wagneriano; del secondo c'è un testo niss. procurato dalla polizia maceratese da un testo stampato che manca negli atti. H titolo è e Maria e Pio IX il che gli die pretesto di parlare poco di Maria e molto di Pio. Vi è una terza parte che non fu detta in chiesa per non abusare dell'uditorio . Perchè troppo di Pio ? Il frate in una preméssa ribatte: Maria è tanto amata da fare anche a meno di una predica, ma Pio è tanto contradetto da averne bisogno vero nel popolo.
Ma è troppo alta ragione. Li credo indotti; dunque la risposta è che studino; altri invece me li fanno ipocriti, non ho più risposte. U 6enso è chiaro, la lingua italiana, usata turbinosamente, meno.
Simpatico, abile, l'esordio: vengo da Senigaglia, e vi porto il saluto di quel popolo, dei concittadini di Pio IX. E poi gli prende la mano la visione dei mali cui Pio ha posto fine: una visione in cui gemono i patrioti e suonano cupamente le catene delle carceri.
II frate poi si giustificherà: come posso esaltare Pio IX, se non descrivo le sofferenze da cui ci ha liberato? Ma era un tema pericoloso che scompigliava le teste dei ben pensanti e della polizia. H panegirico può definirsi il com­mento dell'amnistia e rappresenta, forse, lo stesso dramma esploso nel­l'animo del Pontefice.
Ma il Pontefice è una Provvidenza in tutti i sensi. La carestia in fieri in Europa e in Italia nel suo primo anno di regno. Ebbene egli riuscì a creare nuove fonti di lavoro e a provocare perfino aumenti di mercedi (parte II del panegirico); ma il barnabita avverte l'opposizione dei signori e dei municipi, più o meno sorda; e descrive le difficoltà dell'alimentazione e dei mercati.
Linguaggio insolito dal pulpito, che doveva preoccupare e polizia e spe­culatori e monopolisti di grani citati di fronte a Maria e a Pio. Udiamo il suo appello rivoluzionario: Uditemi bene o bagherini, o avari, o monopolisti, uditemi bene; che siate nemici di Pio lo sapeva, che siate traditori del popolo anche lo sapeva, crudeli o pazzi lo sa oggi tutto il mondo, bruttissimamente sconoscenti, sappiatelo voi, io penso la metà di me stesso in questo vero, e cioè che Pio, il suo nome, il suo amore, il suo trono ci hanno salvati. Se non era per Pio, data la nostra fame e la vostra usurarla turpezza voi a quest'ora voi avreste le case in isfaseio, i magazzini deserti: un popolo affamato tanto