Rassegna storica del Risorgimento
GAVAZZI ALESSANDRO
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1956
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Armando Lodo!ini
ficc, che essenzialmente rappresenta l'idea italiana scevra d'ogni servitù e vilezza, ed insieme il capo di tutti i popoli cattolici che a Lui come al più grande e possente dei principi riveriscono . E via, via, con apostrofe al primato morale degli Italiani. E via via la descrizione del taumaturgo impersonato in Pio IX, che è clemenza assisa in trono, che è il suscitatore della legittima nazionalità, che è il taumaturgo del secolo.
E da aggiungere la parola del Gavazzi agli entusiasmi destati da Pio IX e dalla sua clemenza: ed è parola quanto mai significativa, con un suo proprio stile e con una finalità che trascende la politica dell'anno volgente.
Il card. Soglia, segretario di Stato e presidente del Consiglio dei ministri, s'indusse a scrivere spendendo il nome del Papa un severo richiamo al ministro di polizia (Galletti), in data 21 giugno 1848 sulla riprovevole condotta che mena il noto p. Gavazzi barnabita in Bologna a tal punto da compromettere i sacri interessi della religione e della morale (notisi). Il sottoscritto si crede poi in dovere di non occultare che un ulteriore ritardo all'adempimento del sovrano valere (pronta esecuzione degli ordini già dati) eccitato anche da lettera di Bologna, non potrebbe dalla Santità Sua non essere ravvisato come un ostacolo all'esercizio della stessa Sua pontificia autorità .
Rivelazione del rilasciamento generico del potere: o degli organi dello Stato conquistati dall'eloquenza del Gavazzi? 0 della conoscenza, in fondo, che il Sovrano non gli era avverso ?
L'atteggiamento e perfino il compiacimento di Pio dovevano mettere in un bell'imbarazzo le autorità, a cominciare dalla Segreteria di Stato.
Una lettera-rapporto, non firmata, e diretta certamente al card. Amat, legato di Bologna (22 giugno 1848) accenna ad un richiamo del card. Soglia: si manifestano le difficoltà di prendere misure contro il Gavazzi, che avrebbero potuto determinare una reazione popolare. All'Amat, che palesemente difende il barnabita, se può scrivere di lui: con un ottimo cuore rovina se e gli altri. E ne propone il trasferimento, sotto aspetto di missione, in qualche città delle Romagne e delle Marche. L'esilio, forse, ma lontano; che dalla Toscana, per esempio, ricomparirebbe ben presto nello Stato. Un padre che sembra avesse molta influenza su di lui era il Venturini, ma non si decideva ad usarla.
Invece, andò proprio in Toscana, dando motivo al card. Amat di riferire che il 5 luglio aveva dato luogo a gravi disordini in Firenze, sì che era stato ricondotto dalla polizia al confine bolognese: e da qui con passaporto pontificio era stato avviato a Parma.
Del card. Amat il citato Conti riferisce, e speriamo sia autentica, la seguente lettera:
Onesto Cappellano,
Io che sono stato amico di Vostro padre per venti anni, mi sento il dovere di continuare a Voi la mia amicizia, sapendo vene degno. Sapendo che ordini precisi sono stati dati pel Vostro arresto, mi credo obbligato di procurarvi lo scampo, e di darvene i tue/zzi Partite subito per Milano; non avete un momento da perdere. Io so che non avete i mezzi, che siete senza quattrini. Permettetemi di mandarvi cento scudi che vi serviranno e saranno necessari. Voi non mi dovrete nessuna restituzione. Non foste pagato del