Rassegna storica del Risorgimento

GAVAZZI ALESSANDRO
anno <1956>   pagina <444>
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Armando Lodolini
pubblica indegna zione lo petulante ladronaia dei bugiardi paltoni, accattando ai veri comodità e larghezza di ospizio, come chiameremo noi il Pontefice? Mira­colo. Se correndo anno per Europa di fatai carestia, primo in tutta Europa stessa. primo di tutti i Principi e di tutti i Popolo anche i liberissimi* primo avrà de­cretato il lavoro ad ogni fatta braccianti, perchè alla studiata reazione altrui di non comandarglielo non periscano di fame; se avanti ogni altro avrà dato sentire alle sue genti il beneficio delle libere importazioni, e delle libere circolazioni, a tale che Vuna provincia in difetto si provegga del necessario dal superfluo del-l aura, e coi fulmini della giustizia a tempo ed uopo invocata avrà minacciato il broglio ed il monopolio oggimai più che infame di capitalisti e di bagarini, perchè non si attentino a succiare nelle vene de* suoi figli sino all'ultima goccia; se del suo eroico esempio sopperendo a quel soperchio di prezzo che impossìbi-tava i suoi primogeniti romani al pane giornaliero, egli avrà scongiurato al caro dei viveri, e fatto tremare gl'ingordi avari di prossima ruina per concorrenza di cereali stranieri; se, laddove a decine a centinaia si muor per fame nei paesi stessi i più liberi, e i più liberamente avvocati, egli avrà paternamente ottenuto che nel suo la fame non sia che un nome vuoto di senso, ai mercati alle feste, alle comparse, alle mense, ai tripudii stessi continuandosi il popolo suo ad italiana lietezza, che, diremo noi di tanto Pontefice? Che egli è un miracolo. Se tutti non reputando consistere i bisogni del suo popolo nei materiali, o manualmente lo­cali, e badando in esso più che mai a quei dello spirito, a quelli del genio italiano lo inviterà di venirlo a parlare nelle stesse sue sale affiduciandolo di pronto e leale esaudimento; se gli darà sfogo e larghezza di pubblica discussione; se farà ad ogni provincia autorità e peculio di cattedre e di accademie tecniche ed agronomiche; se accorderà la moltiplicazione, e /'onesta franchezza dei periodici, termometro di sapienza e di civiltà delle nazioni; se incoraggierà di suo beneplacito, e di sua firma le più ardite e più generose associazioni per avvantaggiare lo stato di co­stumanza e di securità; se imprometterassì per miglioramento e per unificamento della istruzione, non trasandata Vinfantile e la volgare, acciò una parte del popol suo più non rassembri a piante, a macigni; se aprirà alle scienze di Italia la primissima delle sue Città suddite, promovendo infrattanto, e chiamandosi in­torno, e premiando del suo favore, delle sue largizioni ogni maniera dei più dotti suoi figli, del cui sapere, e del cui appoggio tutta felicitare poscia la Nazion sua, divenuto ormai non più raro, ma unico esempio di coraggiosamente ittuminatis-simo Principe, in quale nome, in qual lingua, in qual senso, in quale affetto benediremo noi a cosi-fatto Pontefice? In quello di miracolo.
Or bene questa ipotesi, questa idea, questa immaginazione, questo infingi' mento, già nel concreto e nel positivo, già esistono; l'insperato, il magnifico, il me­raviglioso operatore di colali prodi gii non è lontano da noi: il Taumaturgo del Secolo, il Taumaturgo di questi giorni, il Taumaturgo dello Stato politico in cui viviamo, no, non è più un desiderio. Noi forse lo meritammo dal nostro lungo piangere, e patir tanto, ma non noi forse l'aspettammo si presto, e Iddio per l'appunto cai diede: Dio, Dio ce lo ha mandato, mandato dal suo onore, manda­to nel suo nome, mandato colla onnipotenza della sua misericordia, mandato per la pace, per l'amore, per la fratellanza universale. Tocca dunque a noi, della nostra adesione, della nostra fiducia, della nostra obbedienza, del nostro affetto tramandar per le storie die fummo grati a Dio di tanto Pontefice, che riverimmo a tanto potentissimo Taumaturgo, che fummo sudditi e figli coscienziosi di Prin­cipe e Padre tanto amoroso, Principe e Padre amatissimo.