Rassegna storica del Risorgimento
GAVAZZI ALESSANDRO
anno
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1956
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pagina
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445
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Contributo alla biografia del padre Alessandro Gavazzi 445
Deh! Francesco, poiché in Esso rivive la tua immagine, la tua possanza, ascolta per Esso preghiera se è vero che i cittadini del cielo non abbiano dimentica la terrena lor patria, e ad essa più che mai si continui colassh il cuor dei Santi, né Vitaliano tuo affetto sia mai venuto meno per secoli alla diletta tua terra. Noi non ti possiamo domandare che Ei viva tua vita perchè l'esperimento lungo e la costante tradizione cel vietano, eppur lo vorremmo; ma seEi viva quanto può successore di Pietro, eppur ci basti, perchè il nuovo sperimento che di Esso abbiam preso ci assicura che un mese in sue mani è più fecondo di felici avvenimenti che non un decennio, e forse un secolo nelle altrui. Francesco, Francesco, tu gloria di Paola, tu pace di Francia, tu amore d'Italia, tu sorriso del mondo, ascolta, ascolta Francesco, ed esaudisci preghiera che io valgo ad esprimerti, nel nome di tutti gli onesti, di tutti gli ottimi. Viva lunghi anni, viva queti anni, viva invidiati anni il Pontefice dell'amnistia; cuor generoso l il Pontefice delle riforme, spirito eletto! il Pontefice della clemenza, speranza universale! il Pontefice della nostra armonia, della nostra prosperezza, della nostra felicità; il Pontefice che ci ha dato un nome, uno stato, un avvenire; il Pontefice modello ed augurio del vero primato italiano. Francesco, rapiscimi il nome suo, i Santi solilo possono pronunziar degnamente; Francesco, Francesco VIVA. PIO IX.
n.
Archivio segreto della Direzione generale di polizia, Anno 1847, P. Alessandro Gavazzi. B. 266.
Orazione funebre a lode di Monaldo Leopardi, Recitata dal padre Alessandro Gavazzi, barnabita, nella Chiesa de' PP. in Recanati. H dì 2 Maggio 1847.
Monaldo Leopardi quanto di lui resta, il vedete d'avanti; l'anima a Dio, il nome a voi, il corpo jeri sul feretro per via, oggi su mesta coltrice in questo tempio, domani nel sepolcro... Possa lietoso, e instante di pace udirsi ripetere il di lui Nome! Vivo Monaldo scrivendo i Vescovi Recanatesi rimise ai suoi Concittadini il giudizio di se, commettendo così ai posteri la causa della sua fama, che quando sariasi udita la squilla indicante l'estrema sua ora, o quando fatto cadavere sariasi veduto tratto per via, lo avrebbero essi i suoi Concittadini giudicato. L'ultimo aprile sorgendo l'aurora quella squilla, quel rintocco si udì che segnò di Monaldo il tramonto. Recanatesi, fra voi adesso ecco il convenuto, giudicatelo: Cadavere a mano per via lo avete veduto; cadavere in questo tempio a ricevere l'ultimo ufficio pietoso, e lo vedete, cadavere riducibile in polvere sul sepolcro, e lo vedrete. Questo sepolcro aspetta il suo nuovo abitatore, manca, si levi il sasso che lo ha da richiudere; gli direte voi l'ultimo vale? Lo spero: Sebbene discorde di opinione a Monaldo vivo, a lui morto non nego la parola; gli nieghe-rete voi i fiori del tumulo? Non credo: sia requie all'estinto: la morte ragguaglia le differenze; oggi oratore venni qui ad encomiare; fallirò io la mia missione? Cambierò per questo le mie opinioni? sarei indegno del nome italiano, né lo farò. Vissi un tempo nemico olii scritti di Monaldo ma non alla persona; nelle discussioni letterarie, e scientifiche sceso in arena soventi volte venni a combattere le di lui opinioni; opponendomi alle di lui opere, ma non portai pia oltre le mie opposizioni, si può essere rivali d'idee, non di animi, e Dio compose leggiadramente fra me e Monaldo questa fraterna unione di cuore a fronte di un'aperta