Rassegna storica del Risorgimento

GAVAZZI ALESSANDRO
anno <1956>   pagina <446>
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Armando Lodolini
contrarietà nel Sentire; io che sid Po, sulla Dora, sul Tébro ho portato più volte la parola, e lutt'uomo mi sono adoperato a dimostrare l'erroneità de' principi di Monaldo predicali negl'innumerevoli scritti, pervenuto al Musone moravi' gliando, non disdicendo mi trovo a spender la voce ad encomi per tramandare ai posteri la memoria di lui, e lo farò; lo debbo perchè non appaia in me odio, lo debbo perchè so il detto di quel sommo: Oltre il rogo non vivere ire nemiche e lo debbo perchè i suoi concittadini me ne sapranno buongrado; lo debbo per l'ospi­talità generosa, che qui mi venne elargita, lo debbo alla nuova crescente genera' zione, aWonor del T Italia, a Giacomo Leopardi... in mani del figlio dò Velogio del padre. Recanatesi, sarò veritiero in mostrando come Monaldo a buon dritto si meritasse il nome di onesto Cittadino, e quai mezzi mettesse in opera a giun-gnere alfine. Uditemi. Né li superbi titoli del Casato, né V oculare presenza degli astanti mossero me a compiere laudi a Monaldo: uso non fui mai alle meretrici apoteosi, né mai avido oratore vendei la mia voce per oneri per oro, piuttosto che appartenere alla generazione italiana, formerei parte di una generazione ovi-rata, ed io me ne guarderò sempre. Io dunque non vi trastullerò colle lamentazioni né colle mende, non turberò Vanirne vostro colle tristi immagini, parlerò a vivi dell'estinto, proponendolo per esempio ai nuovi figli d'Italia: eccomi dunque per ragionare, non piangere; per dire il vero, non adulare, e voi disposti a sentire da veri Italiani converrete sul mio ragionamento.
Dopo aver accennato ai tristi tempi cai ha posto fine l'elezione di Pio IX, prosegue:
Dell'eccelso Pontefice chiamato da Dio a reggere la pericolante navicella di Pietro. Miei cari, che Dio sia venuto dal Cielo, oggi Monaldo lo può conoscere. Iddio che non opera inutilmente miracoli col donarci un Pio, ci avvertì, esser giunta Vora della nostra sociale rigenerazione, si udì subito un palpito Italiano, questo palpito fu universale. Siamo popolo e popolo d'Italia...
Ribatte quindi sui tempi di Gregorio XVI, cui appartenne Monaldo, e prosegue:
Deh! Siamo popolo, e popolo d'Italia; anche divisione fra noi? Forse diviso Pio ? Onte a chi vuote gli antichi rancori, a chi gli anni andati sospira, onte a chi crede onorar Pio dradesando le membra, aizzando discordie, avvirazzando com­plotti. Non è di Pio se non chi si tempera all'ordine; alla concordia. Pio è troppo grande, troppo potente per atterrire, fugare, conquidere i perturbatori : è troppo giusto per disprezzarli e punirli. Infamia, infamia a quei tutti che osassero alzare contro un tanto rigeneratore la voce, o la mano!
Ricorda come Monaldo e Virginia educassero Giacomo e non gli sembra sempre educazione esemplare.
Né in difesa del fin qui narrato valga Villazione, che dal detto di un Santo Filosofo, dal dotto delle Genti, dell'Apostolo Paolo potrebbe oppormisi la scienza gonfia, concedo dunque si riperdi nego; né valga dissi, poiché Paolo intese di quella riguardante il Supremo di quella che è stoltezza presso lui, e del certo di quale altra parlar poteva per stabilirne il dovere di ripudiarla? Quegli che predicò, dal fatto acquistarsi il sapere, dalle cose visibili potersi arrivare a Dio invisibile, dotte creature trarsi nozione del Creatore, come difenderne l'ignoranza? Ahi no, non vel credete miei cari: ed il Crisostomo non ripetè uomo conosci te slesso . Il magno Gregorio non disse la religione esser custodia del sapere ? Beraando dalla religione scaturire la cognizione generale degli umani doveri? ed il Salmista, nello studio delle cose terrene aversi campo a salire alla contempla-