Rassegna storica del Risorgimento
GAVAZZI ALESSANDRO
anno
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1956
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pagina
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447
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Contributo alla biografia del padre Alessandro Gavazzi 447
tonfi dette supreme? dopo ciò decidete voi se la vera scienza sia propriamente superbia, e se l'ignoranza sia plausibile, mentre certezza persuasione e convincimento vi dice che la Società trae la corrente dei danni, ove nemica al sapere e ligia alla folta interminabile ciurmeria degl'ignoranti stoltamente pretenda accattarsi da questi i mezzi non già di progredire, che natura non gliel consente, ma sibbene di rimanersi salda da non pericolare.
E descrive il pregiudizi e l'ignoranza che gravavano Bulle classi nobili. Fu allora che grandi luminari apparvero in pel vaghissimo orizzonte d'Italia, in cui non venne mai meno la di loro luce, né lo verrai fu allora che un eletto di uomini veramente nobili sì die ad impiegare ingegno, ricchezza, tempo, e fatica pel patrio vantaggio, per la causa italiana; ed oh! quanti bei nomi! quali furono, quali sono ancora, fiori agli estinti, plauso ai viventi; fiori a Beccaria, Varano, Alfieri, De Rossi, Perticati, Ciccognara, al sommo Giacomo vostro concittadino, ornamento gloria invidiabile, fiori a Manno, Petitti, Di Negro, Piccolini, Capponi, Dragonetti, plauso a Marchetti, Pepoli, Potenadani, Balbo, D'Azeglio, ed altri molti: ora ditemi, non furo, né sono questi nobili tutti? per essi Italia non trasse né trae invidia dalle altre civili nazioni d'Europa? da che se non dalla dottrina degli scritti di quegli potemmo noi Italiani nella discrepanza delle opinioni politiche qualche volta rintracciare, od attìngere il vero? Ci chiamino pure ignoranti i barbari, a torto noi grideremo, a torto ora che i nobili son avidi di sapere, e l'esempio il vedeste. Monaldo meritò il nome di Scrittore; fu sollecito nell'educazione scientifica dei figli; ebbe in mira di accomunare tanti volumi formando così una elegante e dotta biblioteca, che a non pochi riesci di stupore, ed ammirazione.
Dopo aver accennato alla Biblioteca, tesse il panegìrico di Giacomo: Avanti i figli di Monaldo formarono, e formano la gloria della patria; gli è debitrice di qualche cosa. Vediamolo. Un giovinetto di IS anni bello gentile manieroso, raccolta la mente, spiegante all'estremo un intendimento maraviglioso; inculte le vesti, lo mirate da mane a sera non dipartirsi mai da quella biblioteca; sta fra que1 libri, li vede, apre, legge, e medita, si asside, e medita, sorge, e medita, passeggia, e medita; si arresta s'ispira, si accende, torna a sedere, e scrive, la penna non ubbidisce al pensiero, a 10, a 100, a 1000 si affollano le idee, e scrive robusto ed energico, e già i volumi succedono ai volumi, la greca, la latina, l'Italica favella sono tutte a lui famili arissime, talché lo diresti non un genio, ma incendio di genio, più facile e più felice del Vico, che scrisse la nuova scienza, al disopra di tutti i pensatori da due secoli dopo il Vico, dirò francamente più grande del Vico stesso lutto in sé riunisce, e vede il bello, il sublime, che dalla scienza promana, nella scienza si scorge, per la scienza si trova; già l'Italia che dal di lui canto profetico toglie speranza ad aprirsi un sentiero alla sospirata rigenerazione, l'Italia lo ammira, lo applaude, ed ai plausi, agli onori, all'ammirazione d'Italia fa eco Europa tutta. Or questo garzonetto è Giacomo Leopardi, questo per cui tanto Recanati andò a sommo; onorate dunque miei cari l'alto intendi-mento, il profondissimo ingegno del vostro Concittadino; e l'onoranza durevole sia presso i figli vostri, nepoti, e quanti verranno dopo di voi. Monaldo s'abbia il merito di essere il padre di Giacomo... E qui avverto: che sebbene qualche volta l'opinione di Monaldo fu retta mila Teoria,pure nella sua pratica sempre mal consigliala; pel che ne consegue, il difetto in lui essere stalo più nel modo, che nella volontà, più nella educazione, the net cuore. Monaldo vivendo ai tempi in cui soverchiava la forza brutale, ere-