Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ; GIANSENISMO ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1956>   pagina <452>
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Umberto Marcelli
inattese. *) Alla luce di queste, ci proponiamo di dimostrare che Diomede* Pantaleoni, fra i cattolici liberali italiani, è forse quello che più. risente del­l'eredità giansenistica.
Il suo pensiero procede da questo romantico postulato: ... l'uomo non vivrà mai senza una religione, come egli non visse mai ne vivrà senza l'amore. Tutti i ragionamenti filosofici non distrussero mai il sentimento dell'amore, perchè ingenito nel cuore umano, né vi distruggeranno mai il sentimento religioso, perchè è un bisogno del cuore non meno necessario 2) Se ne conclude che la religiosità è incoercibile, è la sostanza stessa della libertà: per questo riguardo il Pantaleoni sarebbe più legato al romanticismo che al giansenismo, ma tutti conoscono certe affinità spirituali tra le due correnti, dagli studi del Rota in poi. Questa incoercibilità dello spirito reli­gioso lo spinge con trasporto al cristianesimo dei primi secoli, alla Chiesa costituita demoeraticamente col clero e il popolo uniti in un unico pal­pito di fede. E questo, secondo noi, è uno dei tratti che fra i cattolici libe­rali più lo ravvicina allo spirito giansenistico. Se è vero, come argomenta il Ganibaro, che non può considerarsi giansenista il Lambruschini perchè anche se volle Pelettìvità delle gerarchie ecclesiastiche, la volle senza richia­marsi alla Chiesa dei primi secoli ed ai canoni, lo stesso ragionamento deve portare, per il Pantaleoni, ad una conclusione del tutto opposta,3) perchè questi continuamente nei suoi scritti, e perfino nei documenti diplomatici presentati al Cavour e che dovevano servire di fondamento alla soluzione della questione romana, insiste sull'elezione dei vescovi a clero e popolo, invocando proprio i canoni e la Chiesa dei primi secoli. È un fatto assai importante che su questo punto si trascinasse in Italia per oltre venti anni una polemica, cui partecipò anche il Minghetti,4) e che nel 1860-61 il Ca­vour accettasse di proporre a Roma la rinuncia da parte dello Stato all'in­gerenza nell'elezione dei vescovi a favore però del solo clero.5)
Altro punto nel quale il Pantaleoni aderisce al programma gianseni­stico, è quello della nazionalità delle chiese entro il cattolicesimo: l'artico­lazione della chiesa universale in tante chiese nazionali, doveva contribuire, secondo lui, a mantenere l'unione del clero e del popolo. In recenti studi il Passerin e il Matteucci ammettono il contributo dei giansenisti alla forma­zione del mito nazionalìstico, e lo considerano un danno nei confronti del­l'unità cattolica, che a loro parere beneficamente temperava l'idea politica della patria. 6) Non possiamo essere d'accordo col Passerin quando consi-
1) Per es,, se fossero valide quelle considerazioni sarebbe certo il giansenismo de 1 Rosmini,, come vedremo più avanti.
2) D. PANTALEOM, Del presente e dell'avvenire del Cattolicesimo. A proposito ad Concìlio Ecumenico in Nuova Antologìa, XII, 1869, p. 649.
S) Il Pantaleoni nell'affermasàone dell'elettivi tà dei vescovi da parte del clero e dct po­polo è .pia rigoroso ed intransigente del Rosmini, ma anche questi ai richiama ai canoni ed alla Chiesa dei primi secoli: ai vedano Le cinque piaghe della Chiesa, cap. IV, e la lettera a C. T. E. Gatti, Sull'elezione dei vescovi a clero e popolo (8 giugno 1848).
*) M. MINCHETTI, Della libertà della Chiesa, discorso nella seduto del di U mono 1871 detta Camera dei Deputati, Firenze, 1871.
5) La Questione Roma ita negli anni 1860-1861, Carteggio del Conte di Cavour con D. Pan­taleoni, C. Passaglia, 0. Vimercali, Bologna, 1929, t, I, p. 95, condizione XIII (si veda anche la nota 1 a. p. 94).
6) B. MATTEUCCI, Il giansenismo, Roma, 1954, p. 177: in nota, cita il Passerin.