Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ; GIANSENISMO ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1956>   pagina <453>
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Le formule giansenistiche e la formula cavourìana 458
dera contraddittorio il concetto del Pantaleonì che la nazionalizzazione della Chiesa dovesse portare all'emancipazione del cattolicesimo dall'italia­nismo. *) A nostro avviso, il Pantaleoni vedeva nel papa la suprema incar­nazione e salvaguardia del cattolicesimo, e appunto per questo lo voleva liberare dall'italianismo, per restituirlo pienamente universale, supremo mo­deratore delle chiese nazionali. 2) Insomma, voleva trasformare la costitu­zione monarchica assolutistica e centralizzata della Chiesa cattolica in un'al­tra liberale, decentrata, anzi federale, per far sì che la Chiesa vivesse il più possibile la vita dei popoli, e questi la vita della Chiesa.3) H dominio del papa e del clero sui fedeli si sarebbe trasformato nel servizio sacro per il loro vantaggio spirituale: dalla dominati o si sarebbe tornati alla mini-stratio, secondo le espressioni giansenistiche. La stessa vagheggiata tra­sformazione e implicita limitazione dell'autorità del papa porta l'impronta giansenistica. H Passerin considera straordinaria ingenuità di dottrinario quella del Pantaleoni, quando proponeva al Cavour un appello al papa ben informato e al concilio contro l'eventuale ostinata resistenza di Pio IX. E questo è evidente, quando si pensi che doveva poi essere in. quegli anni proprio Pio IX a convocare il concilio per ribadire le sue famose tesi. Però è da notare che tale idea dell'appello circolava da anni nell'ambiente cavou-riano: per es. il Farmi scriveva nel 1850: I popoli vogliono libertà: se il papa vuol dar l'inquisizione ed i gesuiti, i popoli s'appelleranno dal papa al concilio, e resteranno cattolici, perchè è dottrina cattolica che sancisce l'appello 4H>. Lo stesso benefico risultato che il Pantaleoni si attendeva dalla fine del potere temporale era atteso nel 1796 da Ottavio Ricci che, nella speranza che le armi francesi distruggessero Io Stato pontificio, scriveva a Scipione de' Ricci: Yedrannosi ritornare i primi secoli della Chiesa di Gesù Cristo. s)
Se, come è tesi che ritorna in recenti pubblicazioni,6) l'eredità gianse­nistica si è trasmessa al cattolicesimo liberale italiano, dobbiamo dire che Diomede Pantaleoni l'ha ricevuta con stigmate più precise. B vero che egli si appella con una certa preferenza ad Antonio Rosmini; ma dobbiamo qui ripetere che si tratta di un'eredità spirituale comune a tutto un vasto am­biente, nel quale circola e nel circolo ogni punto può essere quello di par­tenza. Ritornando al nostro ragionamento, possiamo riconfermare come giansenistica l'origine letteraria della formula cavourìana, anche vedendo nel Pantaleoni il vettore materiale di essa al conte, e senza insistere sulla
*) E. PABSEBIN, op. cit., p. 7, nota 2.1.
2) È ini concetto che il Pantaleoni ribadisce più volte nei snoi scritti: Del presento e dell'avvenire del Cattolicesimo, cit.. L'ulna Italiana rulla soppressione del potere temporale dei Papi, Tanno, 1884, e che si ritrova nell'articolo di E. FOHGADE, La Question Romaine in Reme des Deux Mondo, t, 34, p. 769 sgg. e t. 35, p. 474 sgg., 1861, ispirato da Ini (v. n. 1 a p. 638, Del presente e dell'avvenire ecc., eit.)>
3) È un concetto che ai ritrova nel ROSMINI, Le cinque piaghe, ecc. jmm
*) Epistolario di L. C. Farìni, per cura di L. BAVA, Bologna, 1914, voi. IH, pp. 339-340.
5) Ronouco, op. ciu, p. 228. Il Codignola (op. cit,, p. 300) sostiene; La loro persuasione [dei giansenisti], clic il rinnovamento civile fosse indissolubilmente legato alla riforma religiosa, che riconducesse il cattolicesimo all'autentica ispirazione evangelica, è stata vitale e feconda nella trasformazione della compagine spirituale dell'Italia moderna almeno fino al Gioberti .
<y B. MÀTTEOCCI, Il giansenismo, cit., p. 175 sgg.