Rassegna storica del Risorgimento

CAVOUR, CAMILLO BENSO DI ; GIANSENISMO ; GIURISDIZIONALISMO
anno <1956>   pagina <454>
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Umberto Marcelli,
cognizione diretta che questi ebbe delle proposizioni gallicane, fatte proprie dai giansenisti, ed avviate già da essi ad una trasformazione nel senso cat­tolico-liberale. Per meglio intendere questa conversione ideale del gianse­nismo italiano in cattolicesimo liberale (almeno nei limiti della teoria dei rapporti tra Stato e Chiesa), ci serviamo della suggestiva spiegazione che Eugenio Forcade diede del fatto che il clero francese, così fieramente galli­cano ancora nel secolo XVIII, s'era fatto, dopo il 1815, ardentemente ultra­montano. L) H Forcade osserva che le vicende storiche avevano costretto quel clero a diventare salariato dello Stato francese, con mortificazione assai grave dei suoi interessi soprattutto spirituali. Da questa mortificazione sa­rebbe scaturito, secondo il Forcade, il suo novello ultramontanismo, il suo fanatico attaccamento a Koma, che significava, dunque, volontà di libe­rarsi dall'assoggettamento allo stato sia pure nazionale. In ultima analisi, il clero di Francia, oscillando dal gallicanesimo all'ultramontanismo, aspi­rava alla propria libertà spirituale, condizione prima di vita religiosa.
Il Pantaleoni fu pronto ad intendere il significato di questa tesi del Forcade, e la fece propria. 2) Noi ci limitiamo ad osservare che il gianseni­smo italiano, fallita la sua esperienza, si convertì senza residuo nel catto­licesimo liberale che si presentò oltre tutto, quale sintesi di tendenze illu­ministiche, giansenistiche e cattoliche in senso stretto. In questa sintesi, per la verità non riuscita, ognuna di quelle tendenze ha perduto qualcosa, sì da diventare difficilmente riconoscibile. In questo senso, ed entro questi limiti, tutti i fermenti vitali del secolo XVHI circolano nel cattolicesimo liberale del secolo XIX.
Così l'idea messianica si confuse coll'idea del progresso d'illuministica memoria, perdendoci o guadagnandoci secondo i diversi punti di vista. Già esisteva analogia nel secolo XVIII tra l'attesa dei giansenisti del ritorno ai primi secoli della Chiesa, e l'attesa dei rousseauiani del ritorno allo stato di natura.3) Gli uni e gli altri si ripromettevano una vita migliore per l'umanità da questi ritorni, con vibrazioni religiose sia presso gli uni sia presso gli altri. La fede nella libertà, che sopravvisse a tutte le catastrofi, servì da cemento a queste diverse o contraddittorie aspirazioni. Chi ha ben riflettuto, ha visto come la predestinazione giansenistica, se è schiavitù rispetto a Dio, è libertà inviolabile della coscienza in questo mondo. Così si tentò di gettare un ponte tra il cattolicesimo e il protestantesimo, nel mentre che il pensiero laico giungeva ad imporre per altre vie il dogma laico della libertà come fondamento della civile convivenza, e dello Stato.
Era inevitabile che le tormentate coscienze volessero chiudere il loro dramma, risolvendo tutti i contrasti alla luce della libertà. Così un Cavour si sentì in dovere di propugnare tutte le libertà, da quella politica a quella economica, da quella d'insegnamento a quella di culto. E non era che uno fica tanti in questa lotta, ognuno dei quali rinviava all'altro, in un circolo che è prova di comune sentire, di comune coscienza storica.
1) E. FOUCADE, La Quntion Romainn, oh., t> 34, p. 772: C'cat pour defendre la liberto da spiri luci coatte Ics empietemeli tiu pouvoir tempore! qua Tògli de Franco est devenue ultramontaine .
2) DA presane e dell'avvenire del Cattolicesimo, ecc., cit., p- 638.
4) Questo tesso parallelo sì trova prospettato nel GAMJJABQ, op. ctf., p. cxxxi.