Rassegna storica del Risorgimento

1853 ; KOSSUTH LAJOS ; RICCIARDI GIUSEPPE
anno <1956>   pagina <457>
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Una polemica tra Ricciardi e Kossuth nel 1853 457
sempre idee coraggiose, talvolta troppo spinte. Nelle Memorie autobio­grafiche d'un ribelle pubblicate a Parigi nel 1857J) confessa di aver studiato te dottrine di Filippo Buonarroti, ma nota in proposito che i modi pro­posti dal nuovo Gracco all'attuazione di massima così bella, anziché menar gli uomini al fine desiderato, ne farebbe peggiori le condizioni col dimi­nuire in sostanza il maggior bene, cui possa aspirarsi da loro, vale a dire la libertà! . E soggiunger Invece di spendere il tempo e l'opera invano, a metterle in atto nella loro pienezza, vorrei che i veri filantropi si adoperassero nel trasceglieme solo quel tanto che riesce possibile lo attuare. Tranne alcuni principii fondamentali, che chiamerò d'eterna giustizia, principii cui non lice violare in verun caso ed in verun tempo, l'uomo di stato debb'essere eclettico, cioè pigliare in ogni età e da ogni popolo tutto quanto possa confarsi ai pro­pri tempi ed al proprio paese .2) Questi pensieri dimostrano una certa affluita con le idee del Kossuth, nonostante la diversità delle loro personalità. Veteran de la democratica, così fu qualificato il Ricciardi da un Francese nella presen­tazione del suo libro del 1850 e dieci anni dopo l'onorevole deputato Ricciardi diceva di se stesso che in lui c'è l'uomo involontariamente aristocratico per grado sociale, e c'è l'uomo democratico per convincimento antico e profon­do .3) Questi epiteti valgono presso a poco anche per il Kossuth il quale pure molto meditò, molto vide e di molti dolori fu segno come il Ricciardi diceva di se stesso. Notiamo inoltre che il Ricciardi, a differenza del Kossuth, aveva dietro di sé l'esperienza acquisita durante un primo esilio anteriore al 1848. La polemica si imperniò quindi intorno alla pretesa del Ricciardi di seguire una linea di condotta uguale a tutti i proscritti del 1849, mentre il Kossuth sosteneva che i metodi sono necessariamente diversi, secondo il temperamento individuale di ciascuno e secondo le esigenze particolari di ogni nazione. Rivolgendosi al Kossuth, egli chiedeva, prima di tutto, se avesse letto un suo articolo. Quel giornale parigino La Presse il quale aveva pubbli­cato in quei giorni un articolo di Giuseppe Ricciardi, annoverava tra i suoi collaboratori anche l'ungherese conte Ladislao Teleki che manteneva buoni rapporti con i buonapartisti e disapprovava le manifestazioni del partito maz­ziniano al quale il Kossuth si era associato. Da qui l'avversione con cui il Kos­suth parla al Ricciardi di questo periodico. Tri fatti il dissidio sorto in seguito alla rivolta milanese del 6 febbraio 1853 non provocò una rottura tra il Mazzini e il Kossuth: il distacco definitivo avvenne soltanto alla vigilia della guerra franco-sarda del 1859, quando il Kossuth decise di legare la causa della ri­scossa magiara all'intesa di Napoleone HI con il Governo piemontese. Tutta­via, già al principio dell'anno 1853, egli aveva intuito che un conflitto turco-russo avrebbe fornito occasione di agire, specialmente se, come egli sperava, l'Austria ne fosse stata coinvolta. In tale senso dettò le istruzioni al Pulszky rispedito in America nel febbraio del '53 per organizzarvi un corpo di volon­tari da trasferire poi in Europa in caso di un conflitto. *) Anzi, in previsione di complicazioni in Oriente, Luigi Kossuth voleva ritardare la detta sommossa
J) Una seconda edizione ha la data Milano, 1873. 2) 6. RICCIARDI, Memorie ., pp. 135-136. SUBO Popolo, a. H, n. 7, Napoli, 7 febbraio 1861.
4) F. PUISZKY, Életam Ss Koram (La mia vita e la mia opera); Budapest, 1881, voi. II, pp. 147-148.