Rassegna storica del Risorgimento
1853 ; KOSSUTH LAJOS ; RICCIARDI GIUSEPPE
anno
<
1956
>
pagina
<
459
>
Una polemica tra Ricciardi e Kossuth nel 1853 459
nulla per assicurare aiuti dall'estero per una nuova insurrezione, sin dalle prime tappe del suo esilio in Turchia, in America, in Inghilterra e con tenace attività cospirativa cercava soprattutto i modi di collegare la causa magiara con i moti del Risorgimento italiano.
Credendo di tenere in mano le fila di un vasto movimento, proprio nel 1853 egli si dedicò interamente a preparare nuovi cimenti, inviando emissari segreti in Ungheria, mettendosi in contatto, tra gli altri, con Rosolino Pilo e con Pier Fortunato Calvi, e pubblicando numerosi articoli sui giornali inglesi. E fece anche di più, come osserva Bussy : N'a-t'on pas découvert à Rotheirhite, aux portes de Londres, qu'on travaillait à la confection de pro-iectiles de guerre, qu'on y employait des ouvriers hongrois recomandés par Kossuth, oui aux Etats Unis a acheté des munitions de guerre. ')
Tutt'assorto in queste pratiche di organizzazione concreta ricevette la lettera in cui sembra che il Ricciardi lo esortasse a seguire il suo esempio e ad occuparsi di scrivere una storia della lotta per la libertà in Ungheria nel 1848-49. Yoi dite che nell'attesa accontentiamoci del nobile ruolo dello scrittore. A parte la mancanza del materiale documentario, il Kossuth avrebbe lasciato questo compito ad altri, convinto come era che la nazione attendesse da lui un cambiamento nel corso della storia e non meditazioni su quello che per lui era soltanto il primo atto del dramma. Non si sentiva di scriverne con serenità poiché vi era troppo frammischiato: non ripiegarsi, quindi, sul passato recente, nella ricerca della responsabilità per la sconfitta subita nel 1849, ma agire senza sosta per creare ima situazione in cui si potrà riprendere la lotta con nuove probabilità di successo. Il popolo della mia patria attende l'opportunità per l'azione scriveva il Kossuth al Ricciardi. Non volendo ammettere che nella tragica fine della guerra del 1849 vi fosse stato qualcosa di definitivo, egli si lusingava ancora di poter un giorno scrivere, si, una storia ma non come epilogo della disfatta, bensì dopo l'avvenuta liberazione delle nazioni oppresse. Quando finalmente il Kossuth si decise a pubblicare le sue memorie negli ultimi anni della sua lunga vita, dichiarò, per quanto si riferisce ai fatti anteriori al 1859: Des travaux des luttes de cette periode de ma vie il n*y a rien dans ce livre . *' Allora non spiegò i motivi di tale silenzio: lo aveva detto tanti anni addietro appunto in questa lettera al Ricciardi.
In quella polemica del 1853 ci sembra, quindi, che ambedue abbiano avuto ragione: il Ricciardi, perchè una storia d'Ungheria del 1848-49 raccontata dal Kossuth sarebbe stata certamente un documento di eccezionale interesse; il Kossuth, perchè una medesima condotta non poteva essere adottata da tutti e lo diceva francamente anche al Mazzini. Uniamoci fratello ed amico, sono fiero dell'alleanza di un uomo del vostro merito , così termina la epistola del Kossuth al Ricciardi; questi, anche molti anni dopo, continuava a manifestare vivo interesse per la causa della riscossa magiara. Il 14 marzo 1861 infatti, pubblicò un messaggio sulle colonne del giornale torinese II Diritto che termina con queste parole: f Vorrei giungesse almeno per mezzo del vostro giornale la mia voce a provar loro che cuori vi sono in Italia, i cui battiti bene rispondono ai loro.3* STEFANO MXRKUS
1) CH. DB BOSSY, Lea cotupirauurtfan Aitgletcrrc 1848-1858, Parigi, 1058.
2) Louis KoSBUTtt, Souvenir* et écrìis da moti exit, Pucigi, 1880, avata-propos.
3) A. VIU, n. 73.