Rassegna storica del Risorgimento
SAVIOTTI ERCOLE
anno
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1956
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pagina
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473
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ERCOLE SAVIOTTI: COSPIRATORE, PJROFUGO, COLONNELLO E CONSOLE MESSICANO (1829-1884)
Ercole Saviotti nacque a Faenza il 15 novembre 1829. II padre suo, buon patriota, tratto in arresto nel 1845 e pia tardi nei 1852, essendo intimo di Federico Comandini volle che il suo Ercolino, così lo chiamavano gli intimi, entrasse nella officina Righi ove il Comandini esercitava funzioni di commesso.
Saviotti segui Federico Comandini nella campagna del '48 e, quando questi fu arrestato, avvisato nella stessa notte da Bartolomeo Castellani, prese immediatamente un cavallo ed un biroccino nella scuderia dello zio Foschini e si recò il 19 luglio a Forlì ad informare altri amici, poi a Cesena ad avvisare i fratelli Comandini.
Quando, nel gennaio 1855, Federico Comandini, condannato a Bologna passò per Faenza diretto a Civita Castellana, Ercolino fu uno dei primi a vederlo nelle carceri di quella città. Racconta egli stesso: Una sera di gennaio ero a teatro quando mi giunse un messaggio che Comandini sarebbe arrivato a Faenza nella stessa notte. Mi alzai, indossai il mantello e mi diressi alle carceri cosidette di San Domenico deciso ad entrarvi.
Stavo dinnanzi al triste portone, col martello inmano, ma la mia commozione era tale che le gambe non mi reggevano Mi feci forza e bussai risoluto. Aspettai pochi istanti, che mi parvero eterni. Di là dal portone la sentinella austriaca girava su e giù. Ad un tratto la triste porta stridente fu aperta ed un secondino mi condusse dal custode, un certo Rossi, un marchigiano lungo, brusco nei modi, ma buono. Che volete signore? Vi vorrei chiedere il favore di farmi vedere Federico Comandini. E come può venirvi in mente una simile domanda? Suvvia fatemelo vedere, dissi io quasi singhiozzando. Caro mio, anche volessi non posso ora. C'è dentro la signora, la moglie di Comandini col bambino e la cameriera accompagnati dal Commissario di polizia.
Uscii ed aspettai che venisse il momento opportuno. Mi collocai di piantone sotto il portone della fabbrica delle maioliche fermo in sentinella con la neve ai piedi per ben due ore. Le due del mattino suonarono all'orologio della Torre di San Domenico e la buona e brava Clementina Comandini veniva via dalle carceri piangendo dirottamente. Accanto a lei era la cameriera col bambino in braccio ravvolto in uno scialle e seguiva il Commissario di polizia. Li lasciai passare poi fui di nuovo davanti al famoso portone e bussai. Il custode in persona mi accompagnò nell'interno delle carceri, aprì una porticina, si ritirò indietro e mi spinse avanti per le spalle e mi trovai fra le braccia di Federico stretti l'uno all'altro incapaci di favellare. ')
All'indomani Comandini partì', e Saviotti rimase nella sua città operosa quale gregario del partito d'azione; ma ebbe anch'cgli i Buoi guai con la polizia austriaca. Mandato a Venezia nel 1858 a portare in piego a persona designata, fu arrestato nel caffè degli Specchi. Ottenuto di scrivere al proprio zio, avvocato Luciano Manini, potè finalmente essere scarcerato e munito di pas-
1) Memorie di Federico Cumnndiui.