Rassegna storica del Risorgimento

"ARMONIA"; GIORNALISMO
anno <1956>   pagina <478>
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Bianca Montale
fatti di Roma, e soprattutto dall'espropriazione dei beni ecclesiastici e dalle leggi Siccardi e Rattazzi. Il foglio cattolico, in un primo tempo consen­ziente all'idea del Primato giobertiano, giunge in breve tempo ad ancorarsi su posizioni nettamente antitaliane. La battaglia per la libertà religiosa intesa come attuazione alla lettera dell'articolo 1 dello Statuto raggiunge ima violenza senza precedenti. Particolari preoccupazioni destano poi, nel giornale, il comunismo e il socialismo , confusi tranquillamente con il inaz-zinianesimo ed agitati costantemente come spauracchio ai lettori, accesi fau­tori della conservazione sociale.
L'atteggiamento sempre più rigidamente intransigente dell'armonia suscita violente reazioni nella stampa avversa e in vasti strati dell'opinione pubblica. U direttore mons. Audisio, divenuto impopolare per la sua posi­zione di responsabilità viene allontanato dall'accademia di Superga ed in seguito si trasferisce a Roma, abbandonando il proprio incarico. La dire­zione del giornale viene assunta dal marchese Carlo Emanuele Birago di Vischc, che continuerà a reggere ufficialmente VArmonia sino al 1863. Il marchese di Vische rappresenta, assieme all'aw. Cerniti gerente responsa­bile, poi condannato e costretto a dimettersi dalla guardia nazionale, la cor­rente rigidamente reazionaria e clericale, che troverà il suo più valido ed abile esponente in don Margotti.
Cavour, il più autorevole collaboratore che aveva dato al giornale una impronta di moderazione, diviene definitivamente estraneo all'armonia ma­nifestando apertamente le proprie divergenze sull'indirizzo del foglio cat­tolico. Il canonico Alimonda, altro elemento moderatore, si era in prece­denza allontanato perchè impegnato nella direzione del Cattolico di Genova, da lui fondato nel 1849. Anche la collaborazione di Rosmini termina.
H giornale rimane praticamente nelle mani della corrente di estrema destra: Birago di Vische, il conte di Camburzano, don Margotti, Fabio In-vrea, la cui collaborazione si affievolisce sino a scomparire dopo i ripetuti insuccessi elettorali come candidato del partito clericale a Genova nelle prime legislature. Col 1851 si apre dunque una nuova fase nella vita del­l'armonia: da tale periodo infatti l'atteggiamento e le fortune del foglio cattolico sono determinati dall'instancabile battaglia di don Margotti.
I momenti più interessanti e più significativi della carriera giornalistica di don Margotti sono descritti dal sacerdote stesso nelle note autobiografiche curate dal nipote Lorenzo ed offerte alla curia di Torino nel 1906, anno della pubblicazione. Esse comprendono tra l'altro una raccolta dei più im­portanti articoli del vigoroso polemista, apparsi prima sull'armonia e poi sxuTUnità Cattolica di Torino.
Giacomo Margotti era nato a Sanremo l'il maggio 1823 da Francesco Andrea, presidente del tribunale di commercio locale; aveva compiuto gli studi di filosofia nel seminario di Ventimiglia ed aveva conseguito brillan­temente la laurea in teologia nel giugno 1845 presso l'università di Genova. Nell'intenzione dei genitori il teologo avrebbe dovuto compiere la sua mis­sione sacerdotale come parroco a Sanremo, e soltanto dopo vive insistenze di mons. Moreno presso mons. Biale, vescovo di Ventimiglia, gli era stato con­cesso di trasferirsi a Torino, ove avrebbe continuato gli studi presso l'acca­demia di Superga, per dedicarsi al giornalismo cattolico, di cui sarebbe divenuto l'esponente più temuto ed ammirato.