Rassegna storica del Risorgimento

"ARMONIA"; GIORNALISMO
anno <1956>   pagina <480>
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Bianca Montale
ininterrotti: con essi don Margotti con abile e vigorosa dialettica riafferma le tesi del cattolicesimo intransigente.
La battaglia è particolarmente aspra su quei problemi fondamentali in materia di religione sn cui non è possibile venire a compromesso: le discus­sioni sul matrimonio civile, sulla cassa ecclesiastica, sulla libertà d'insegna­mento proseguono ininterrotte, per anni, senza alcuna attenuazione di ter­mini. Grande competenza ed efficacia rivelano gli articoli di don Margotti di carattere religioso. Non si trova, naturalmente, alcun elemento nuovo in questa polemica in cui egli ricalca gli schemi tradizionali del conserva­torismo cattolico; tuttavia egli ha il pregio di presentare ai lettori le pro­prie argomentazioni con uno stile giornalistico di tale vivezza e vigore pole­mico che le rende assai più accessibili, ad esempio, dei ponderosi articoli di Gustavo di Cavour. La stampa democratica e quella moderata que­st'ultima attaccata dall'armonia con maggiore acredine che non la prima, con cui qualche volta il foglio cattolico concorda nella critica al governo reagisce con termini altrettanto violenti: ininterrotti sono gli attacchi con­tro don furibondo Margotti, con il suo fagotto di velenosi articoli di fondo . *) Il pugnace sacerdote cataloga tranquillamente gli attacchi nella quotidiana rubrica degli insulti , rassegna criticoironica della stampa, e prosegue imperterrito la dura battaglia giornalistica.
À proposito delle diverse leggi contro il clero che per anni fanno ver­sare fiumi d'inchiostro alla stampa subalpina, don Margotti afferma chia­ramente che le leggi ingiuste non obbligano il cittadino all'obbedienza: e soltanto la Chiesa può dire se esse siano giuste o ingiuste. È un'aperta ribel­lione contro il governo eretico, protestante, scomunicato, a cui si dovrà prestare obbedienza solo se e quando lo indicherà la Chiesa.
Sul piano strettamente politico VArmonia tende a dimostrare come il Piemonte si riveli, sotto ogni aspetto, come il peggiore degli Stati della penisola, e non della penisola soltanto: miseria, irreligione, corruzione, defitti sarebbero all'ordine del giorno negli Stati sardi, mentre ideali sarebbero le condizioni di vita, a Napoli, in Austria, nello Stato pontificio, in altri paesi cattolici ed anche in Russia.,Piemonte ed Inghilterra, accomunati nella qua­lifica di protestanti, costituiscono il bersaglio preferito del foglio catto­lico che attribuisce a Cavour, dichiarato apertamente incapace, ogni respon­sabilità per aver rovinato il paese. Lo stato ideale da prendere a modello sarebbe l'Austria: Gridando viva l'Austria gridiamo implicitamente viva l'Italia, viva Vittorio Emanuele e i suoi avi collegati e discendenti dell'Au­stria; abbasso l'Austria vuol dire abbasso la legittimità, la monarchia e l'ordine .2) In Austria, come a Napoli, vige quella libertà civile che sola si può concedere ad un popolo, e non quella politica, impossibile e dannosa, che annulla l'autorità assoluta del sovrano. Rivolgendo attacchi pieni di ironia agli xtalianissimi che credono nel volo degli asini 9) ritenendo possibile l'unificazione italiana, VArmonia scrive: Il dominio austriaco... è un'iuscampabile necessità. L'idea di espellerlo è la più. fantastica e la più
1) Gazzetta del Popolo, 1651, mi. 87 e 105.
2) Armonia, 1856, no. 17 e 26. *) Armonia, 1856, n. 88.