Rassegna storica del Risorgimento

"ARMONIA"; GIORNALISMO
anno <1956>   pagina <483>
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Lineamenti generali per la storia delV* Armonia 483
L'elezione di don. Margotti (398 voti contro 186) suscita profondo risen­timento e sorpresa nella stampa avversaria. La Gazzetta del Popolo, Vinài' pendente, VUnione, provano sgomento e sbigottimento per il pericolo che corre, con reiezione del teologo, l'avvenire d'Italia. L'Isolano di Sassari defi­nisce il neo deputato il primo codino del regno di Sardegna, di Gpro e di Gerusalemme. Subito dopo l'elezione di Margotti e di Birago di Vischc, mons. Fransoni esule esprime in una lettera al giornale la convinzione che i ministeriali, stupiti e amareggiati per l'inattesa elezione del teologo, avreb­bero dichiarato che, se lo avessero preveduto, avrebbero fatto di tutto per non lasciarlo riuscire.
La camera infatti non convalida l'elezione di don Margotti perchè vi­ziata da errori di procedura, e quella di Birago di Vische perchè determi­nata da pressioni clericali, e dispone una commissione di inchiesta.
Dopo mesi di attesa, il 5 maggio 1858 don Margotti, detto il 15 novem­bre dell'anno precedente, invoca una rapida soluzione della questione con un articolo pieno di ironia e di sarcasmo, uno degli scritti più vivi e signi­ficativi della sua carriera giornalistica: Non sono deputato né in atto né in potenza... annullatemi almeno dentro questa settimana. Potessi esser morto prima di domenica... Vi chiedo di morire, e moribondo, o Cesari, vi saluto .
Finalmente il 1 giugno la camera, dopo un lungo e documentato di­scorso del conte Cais, che tende a dimostrare la validità della procedura, passa senz'altro ai voti dichiarando annullata l'elezione di don Margotti. Il battagliero sacerdote commenta sulle colonne dell'armonia con notevole presenza di spirito il deliberato dell'assemblea. Ei fu, scrive di se stesso in tono scherzoso l'eletto di Orestano, e rilevando come ancora una volta abbia avuto ragione soltanto la forza brutale del numero, rivolge uu acco­rato appello ai cittadini perchè giudichino con quanta ingiustizia agisca la parte avversa.
Con l'annullamento dell'elezione dei canonici per cui la maggio­ranza della camera rileva un'incompatibiHtà con la carica parlamentare e di quella del marchese di Vische, il gruppo di estrema destra viene grave­mente colpito nei suoi esponenti più battaglieri.
Dopo il '57 la battaglia giornalistica dell'armonia prosegue con rinno­vato vigore; tuttavia, malgrado l'esito complessivamente positivo delle elezio­ni, la fortuna del partito cattolico si avvia verso il declino. Con gli avvenimenti del 1859 e del 1860 le ottimistiche e sicure profezie reazionarie del giornale cattolico sono seccamente smentite dai fatti; il successo sempre crescente della tesi unitaria porta un duro colpo alla corrente rigidamente intransi­gente di cui V Armonia è organo udì ci ale.
Il giornale nel '59 si scaglia con energia contro l'atteggiamento antiau-striaco di Vittorio Emanuele II l'accenno al grido di dolore suscita tutta l'indignazione del foglio cattolico e viene sospeso per ragioni di ordine pubblico sino all'inizio del 1860.
Riprese le pubblicazioni continua la sua lotta affannosa contro tutto e contro tutti, tra censure, sequestri e ostacoli di ogni genere, ma il suc­cesso dei partiti avversi contribuisce a far diradare attorno all'armonìa quei consensi che sino al '58 avevano destato non poche preoccupazioni tra i liberali ed i democratici.