Rassegna storica del Risorgimento

SPIELBERG
anno <1956>   pagina <499>
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I confessori dello Spielberg 499
Villa e del Fortini, al che il guardiano si oppose, a norma degli ordini da me impartitigli, e dichiarò al sacerdote che senza una precisa autorizzazione del sopraintendentc egli non può far accedere nessuno alle celle, neppure se appartenga allo stato sacerdotale. Allora il padre Paulowich mandò da me lo stesso guardiano a chiedermi il permesso. Gli feci rispondere che ho l'ordine di consentirgli l'accesso nelle celle solo nel caso di grave malattia dei detenuti, talché essi non siano in grado di recarsi da lui: poiché questa capostanza non si presentava, non potevo aderire al suo desiderio . Il rap­porto prosegue narrando che il confessore insistette, facendo sapere allo Siuerczek che voleva sincerarsi di persona di un inconveniente lamentato dal prigioniero Villa in merito all'aerazione e al riscaldamento della sua cella, ma che il sopraintendente sempre senza scomodarsi di persona gli fece rispondere a sua volta che simili sopraluoghi erano di competenza, caso mai, del sanitario del carcere e non del cappellano, onde don Stefano se ne dovette andare scornato.l)
Di vivo zelo dette prova il Paulowich in occasione della malattia mor­tale del Villa, per assistere il quale come già sappiamo venne appo­sitamente da Vienna. Sempre disponibile, di giorno e di notte, trascorse lunghe ore con l'infelice a cui amministrò gli estremi Sacramenti pur vessandolo, come si è letto nel Gonfalonieri e di questa sua attività for-niscon testimonianza i rapporti; ma l'avversione che lo Smerczek nutriva per il cappellano risulta ancora una volta dalle istruzioni che il soprainten­dente chiede al governatore in merito alla eventualità che il Paulowich, sebbene venuto espressamente per il Villa, potesse chiedere di conferire anche con gli altri prigionieri, lasciando comprendere che personalmente egli avrebbe espresso parere negativo.2) Invece, la risposta del governatore dovette essere favorevole, perchè nei rapporti successivi sono elencati col­loqui del cappellano col Pellico anch'egli malato , l'Andryane e il Pallavicino.
E siamo già alla fine delle visite spielherghiane del Paulowich allorché si verifica un nuovo incidente tra Ini e lo Smerczek. Il 29 agosto 1827 il cappellano, appena arrivato da Vienna per svolgere l'ultima fase della sua assistenza ai prigionieri, si presenta nell'ufficio del sopraintendente; ma poi­ché gli vien detto che lo Smerczek é occupato a presenziare una vendita all'asta di materiale carcerario e non può interrompere tale funzione, il
I) Rapp. 169 dell'll maggio 1827. Analogo incidente s'era verificato anche un anno pri­ma, perchè nel musco dei patriotti italiani allo Spielberg possedevamo una lettera autografa del Paulowich al governatore, datata 28 mazzo 1826, nella quale il confessore deplora che il sopraintendente non gli avesse consentito di recarsi nella cella delPelIico allora malato e chiede l'autorizzazione di poter giungere liberamente Bino ai prigionieri tutte le volte che il ministero pastorale e motivi di bene spirituale lo richiedano , in nome di Cristo che ordinò ai suoi apo­stoli di visitare gli infermi: Excellentiam Veslram (la lettera è in latino: littoria... dociorum sermone, cttm ad Tantum Vinati aecedant cxaralis) audeo rogare... ut mhi grintosissimi: liberimi faciat ad albicala Ilalorum (career alor unì) accedere, quotiéacumque postoralis curoe et spirituale beni motiva ìd exigant. Hodie mane, ut Glirìstus Dnus mini jabot Matti 10.0. Lucati 10:9-, aegrotantem Pellico optabam invhera, al per DirecUnem Arci non licuit.
Nella stessa lettera il Paulowich chiedeva anche il permesso che Silvio Moretti potesse as­sistere alla Messa al pari dei suoi concupii vi, il che ci rivela che almeno per qualche tempo egli, perchè colpito dalle censure ecclesiastiche, fu eflchiBO dall'assistenza al sacrifizio divino, 2) Rapp. 216 del 18 giugno 1827.