Rassegna storica del Risorgimento

SPIELBERG
anno <1956>   pagina <500>
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Renzo V. Montini
Paulowich. pensa che questa sia una scusa per non incontrarsi con lui e si allontana sdegnato. l)
Che più? Lo stesso governatore Mittrowski lo detestava, come dovette ammettere don Stefano in persona, se è vero che egli narrò all'Àndryane avere il Mittrowski da poco nominato ministro dell'interno cercato di alienargli l'animo dell'imperatore.2)
Ma anche a non voler credere all'Àndryane, noi possediamo per quanto mutila una relazione sul Paulowich indirizzata al conte Sedl-nitzky, ministro di polizia, verisimilmente dal direttore della polizia di Bruna, Pietro von Muth, il 17 dicembre 1824 vale a dire dopo la seconda per­manenza di don Stefano allo Spielberg : relazione, di cui trascriviamo crai, nella traduzione italiana, i brani più significativi, la quale non solo ci dimostra come le autorità absburgiche di Bruna sorvegliassero attentamente il Paulowich, ma ci fornisce le prove dell'animosità che correva tra il gover­natore e il sacerdote dalmata.
Sentiamo dunque il Muth: L'umile sottoscritto, incaricato con alto decreto del 20-25 luglio e. a. di portare alla superiore conoscenza partico­lareggiate notizie sulla condotta del sacerdote Stefano Paulowich nellHnca-rico affidatogli di preparare gli Italiani detenuti allo Spielberg al sacramento della Penitenza e dell'Eucarestia, sui risultati di tale sua missione spirituale e sull'atteggiamento religioso, politico e morale dei prigionieri medesimi durante il soggiorno dei Paulowich a Bruna, riferisce che il confessore si trattenne a Bruna una prima volta per oltre sei settimane e la seconda per circa un mese: la mattina, dopo aver celebrato la Messa, saliva allo Spiel­berg e vi si fermava coi detenuti circa tre ore, mentre nel pomeriggio le sue visite duravano poco più di un'ora. Il tempo libero lo occupava per lo più passeggiando o conversando con i docenti dell'istituto di S. Tommaso, dove prendeva dimora. Suoi interlocutori abituali i canonici Àdelstern e Hoffmann e il cappellano della parrocchia di S. Agostino, Vincenzo Ziak, che sarà più tardi come vedremo confessore degli Italiani allo Spiel­berg. Coi suddetti individui continua il rapporto egli parla quasi sempre dell'incarico avuto dalla suprema autorità (l'imperatore); durante il suo primo soggiorno rilevò ripetutamente le difficoltà della sua missione, asserendo che l'educazione e la formazione religiosa dei prigionieri sareb­bero state per ['innanzi assai trascurate, cosicché notevole sforzo gli sarebbe costato ricondurli su una strada migliore. Particolarmente ricordò la con­versione dell'Andryane, dapprima imbevuto di massime ateistiche, come pure il fatto di averlo ricondotto, mediante il santo Battesimo, nella società dei credenti. In occasione della seconda Bua venuta non mancò di raccon­tare ai suoi conoscenti come i suoi sforzi di convertire i prigionieri italiani fossero stati altamente apprezzati dàlia suprema autorità, onde il suo inca­rico sarebbe stato sicuramente prolungato e affermò replicatamente che avrebbe continuato la sua azione sino a che non fosse stato sicuro che il suo insegnamento avesse ottenuto pieno successo. In realtà, il suo contegno verso i prigionieri non seppe adattarsi alle indoli loro, in quanto i più istruiti tra essi si sono lamentati di essere stati da lui trattati in modo rozzo e
1) Happ. 320 del 30 agosto 1827.
2) ANDHYANE, op. ait., IV, 47.