Rassegna storica del Risorgimento

CLERO
anno <1956>   pagina <511>
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PRETI DEL RISORGIMENTO
Lo studio del Risorgimento porta alla constatazione che di esso furono cooperatori operosi anche preti di elevata cultura e magnanimo cuore, i quali, fondendo in sintesi sublime lo spirito tradizionale della religiosità del popolo italiano con l'anelito alla libertà dalla dominazione straniera e dal dispotismo, ed il proposito di costituire Punita nazionale in regime democratico parlamentare, apportarono un notevole contributo alla deter­minazione del carattere spirituale delle finalità e dello svolgimento di quelle vicende.
Le enciclopedie ed i dizionari storici li annoverarono, limitandosi, come è loro sistema, ai cenni biografici; la storiografia si è appassionata allo studio dei massimi esponenti, Gioberti e Rosmini, che riempirono l'Italia del loro nome, ed ha obliato tanti altri, che perseguirono le medesime idealità ed agirono conformemente ad essi.
Ferrari nota che durante i moti rivoluzionari di Palermo del 1820, preti e frati combatterono col popolo, e furono veduti montar la guardia col moschetto e nei loro abiti ecclesiastici: il monaco Valniica, portava sulla tunica di cappuccino gli spallini di colonnello. *) Ed il Ferrari stesso, quando, nel 1861, deputato al primo parlamento nazionale, venne informato del disagio degli elettori per la sua irreligiosità, tenne a rassicurarli col far sapere loro che era amicissimo dei preti dell'assemblea, di Maresca, Valente, Ugdulena, ecc. .2) De Sanctis, accennando all'influenza che il Primato di Vincenzo Gioberti ebbe ad esercitare sulla formazione dell'ambiente del 1848, osserva che e era un ambiente nel quale anche i più fieri si accomodavano, non scontenti del presente, fiduciosi dell'avvenire: i liberali biascicavano paternostri, e i gesuiti biascicavano progresso e riforme ;3) ma il De Sanc­tis, come egli stesso dice, guardò la faccia; non ne studiò lo spirito, che agitava la faccia. Solo l'Oriani è stato il primo a segnalare la grandiosità e profondità del problema: Colla morte di don Giovanni Verità egli scrive un grande problema religioso si presentava alla riflessione;4) ma se, oltre al prete forse ignorante, senza dubbio ignaro, l'Oriani avesse esteso il suo appassionato studio alla schiera dei preti sapienti e colti, che apportarono al Risorgimento pensiero ed azione, l'estroso saggio sarebbe assurto a geniale capolavoro, che avrebbe apportato un contributo chiari­ficatore alla storia. Lo studio della vita e del pensiero di tali preti port all'esatta comprensione del problema religioso del Risorgimento; e sarebb bene che tale studio venisse esteso, come, ha rilevato uno scrittore, cela" tosi, forse per timidezza, dietro un vanitoso pseudonimo, non solo ai pret.
J) GIUSKPMS FERRASI, La rivoluzione e i rivoluzionari in Italia dal 1796 al 1844, Milano, Sundron e Colombi, 1891, p, 36,
2) ANTONIO MONTI, Giuseppa Ferrari e la politica interna della destra, con un carteggio inedito di G. F., Milano, Ed. Risorgimento, 1925, p. 154.
D FRANCESCO DE SANCTIS, Storia della letteratura italiana, Milano, 1912, voi. II, p. 359.
*) AXFREDO ORIANI, Fino a Dogali, Bologna, Gheraxdi, 1912; voài il saggio au Don Giovanni Verità pp. 1-148.