Rassegna storica del Risorgimento

CLERO
anno <1956>   pagina <512>
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Beniamino Palumbo
in carne ed ossa, che manifestarono la loro adesione al liberalismo, ma a tutti, pontefici, vescovi, garibaldini, ministri di Stato, studiosi, apostoli della carità, giornalisti, sociologhi, santi, compresi pure i preti immaginari, da romanzo, portati dalla vita nell'arte. *) Con tale ampiezza il Risorgimento ci appare quale svolgimento; nulla vi ha di caduto e morto che risorga; è il processo storico, fusione del passato con la potenzialità dell'avvenire,z) che arricchisce lo spirito. La religione, immanente fattore di propulsione, è operante nella coscienza nazionale.
Qui non siamo di fronte ad un ritorno alle escogitazioni subdole e ipocrite di tanti moderni scrittori, che con sofistica cavitazione han ten­tato di risostituire al Risorgimento l'Antirisorgimento nei fasti della patria, come dice l'Omodeo,3) né al disconoscimento del contributo dell' elemento sovvertitore di cui parla il Salvatorelli, *) perchè i preti del Risorgimento parteciparono ai moti rivoluzionari e nelle piazze, e nei combattimenti, e nelle chiese, ove elogiarono i martiri della libertà, e nel parlamento, ove parlarono di politica ecclesiastica con maggior competenza e precisione dei laici: qui si mira solo a richiamare allo studio di tali fattori di religiosità, che fan parte del patrimonio della vita nazionale dell'Ottocento. Codesto processo, d'altro canto, non va limitato ad una determinata epoca, ad un episodio, ad una data storica, ma portato ad epoca assai remota; e non solo nelle vicende politiche, come ha fatto il Salvatorelli nel richiamato suo libro, ma anche nella formazione di una genuina coscienza religiosa.
Accenno appena a tale processo. La massima evangelica Date a Ce­sare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio che racchiude il germe di una rivoluzione, in quanto è venuta a negare la teocrazia, fl cesa­rismo ed il confusionismo che pervase tutta l'epoca precristiana, ed avviò alla distinzione dei due poteri, il religioso ed il politico è divenuta basi­lare nella coscienza lungo i secoli, e conserva ancora la sua efficacia. La riscontriamo lungo la storia quale una bilancia, ove or tracolla l'uno or l'altro piatto, in un incessante giuoco di indebito arricchimento, col pro­posito del benessere dell'umanità e dell'affermazione dei valori religiosi e sociali. Ora è l'impero, il despota, lo Stato, che fan tracollare i due poteri sul proprio piatto; ora è la Chiesa, il papato, il vescovo: dalle epiche vicende storiche, intanto, il popolo trae la sua esperienza, sentendo il conato del­l'equilibrio tra i due istituti, che riconosce necessari alla umana convivenza, nell'autonomia di ciascuno di essi, la quale non è antitesi, negazione, ma distinzione e coordinamento.
Codesta visione spirituale noi vediamo affermata nel programma dei due principali movimenti di pensiero e di azione, che agitarono il Risorgi­mento: il neoguelfismo ed il mazzinianismo. Il neoguelfismo non fu un sogno, il rosso sogno d'un mattino di primavera, rotto dalla inesorabile
J) AMICUS PAXO, Proli del Risorgimento, in La Via, diretta da I. Giordani, n. 40 del 26 novembre 1949.
2) Codesto concetto è espresso pure dal Salvatorelli; a il Risorgimento è per noi Italiani porte capitole della nostra storia, storia di ieri che proietta la sua ombra sull'oggi, librandosi tra passato e avvenire , in Pensiero e Azione del Risorgimento, Torino, Einaudi, 1911, p. 2.
3) ADOLFO OMOCEO, Figure e passioni del Risorgimento italiano, Milano, Mondadori, 1945, p. 206.
*) LUIGI SALVATOSELO, Pensiero e Asiane, ci*., p. 13.