Rassegna storica del Risorgimento
1814-1825 ; RESTAURAZIONE ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD SIMO
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1956
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517
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La religione liberale del Sismondi 517
ancora tutto settecentesco.1) Ma resta tuttavia da definire in qual modo egli rielabora eerte idee ereditate dalla cultura illuministica e dal preromanticismo del Rousseau: questi a sua volta s'ispira, com'è noto, a correnti di cultura elvetiche e francesi nelle quali i valori del sentimento sono già rivalutati di fronte al secco intellettualismo.
Fin dagli ultimi anni, del secolo decimottavo, un altro erede ginevrino del Settecento di Rousseau e delle anime sensibili, il già illustre banchiere e ministro Necker, padre della Staèl, impiegava i suoi ozi senili nello stendere delle curiose considerazioni sulla necessità di fondare le esigenze morali su di una base religiosa: il suo Cours de morale religieuse, del 1800, dava l'ultimo tocco a quella forma di apologetica, non certo inconciliabile con il razionalismo illuministico, che era stata inventata o perfezionata già dal Rousseau. Il Sismondi avrebbe provato anch'egli, non molto più. tardi, di proporre un'armonica coesistenza fra gli ideali ed i valori della filosofia iflu-ministiea e le più antiche tradizioni religiose: è questo, anzi, uno degli episodi più. caratteristici della vita culturale ginevrina del primo Ottocento, sul quale giova riflettere più a lungo.
Nel discorso pronunciato dal Sismondi il 20 giugno del 1814,2) nella cattedrale di San Pietro di Ginevra, per la solenne premiazione dei laureati àèlP-Académie dunque in una cerimonia nella quale si congiungevano le tradizioni civili e religiose della città di Calvino e di Turretini si veniva in fondo a proporre un duplice rinnovamento moralereligioso e culturale. Esaltando un Dio provvidente, che non era però il Dio di Calvino e della tradizione cristiana, bensì il Dio dei filosofi, si cercava nell'Ente Supremo filosofico un garante dell'idea del progresso storico, chiaramente messa dinanzi, sulle orme del Condorcet; negando il ciclico ripetersi degli eventi storici, il Sismondi giungeva quindi a postulare una specie di culto della provvidenza storica provvidenza che assicura il progresso, la perfettibilità della specie umana ed è questo senz'altro il concetto più. notevole del suo discorso, una delle premesse della nuova e laica religione liberale. L'esaltazione della tolleranza, in polemica con lo spirito d'ortodossia intollerante di cui deplora il prevalere nelle tre religioni monoteiste , che mette sullo stesso piano, secondo i moduli più correnti della cultura iUuministica, riempie un'altra non trascurabile parte del discorso, e la perorazione si conclude con un appello alle grandi figure della tradizione ginevrina: anche qui c'è un visibile sforzo per conciliare tradizioni eterogenee, poiché sì parte da Calvino, affermando ch'egli ha saputo riportare Ginevra alla luce più pura dell'Evangelo , e si arriva a Bonnet, che insegna a studiare la natura ed a Rousseau, che ha mostrato come si forma il fanciullo, l'uomo e il cittadino . Che fosse difficile riconciliare dei frammenti così eterogenei di una tanto contrastata eredità culturale Io sentirono forse, meglio ancora del Sismondi, i rappresentanti di una Ginevra più conformisticamente attaccata al suo passato: il consiglio di Stato ginevrino
1) Ripetiamo qui le osservazioni /,iù fatte dal DB SAJÌIS, che mette anche le idee del S. in zappetto con quelle espresso da un altro amico della Staci, o suo, il Bonstetten (op. cU>, pp. 164, 173 e sgg.).
2) Sul discorso, e snlle circostanze selle quali fu pronunziato, ampi cenni in DE SAIJS, op. cit.t pp. 231 e sgg.