Rassegna storica del Risorgimento
1814-1825 ; RESTAURAZIONE ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD SIMO
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1956
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La religione liberale del Sìsmondi
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aveva parlato di un istinto religioso radicato nel più profondo della natura umana: il Sismondi sottolinea ancor più. pesantemente queste premesse, con un tono che si potrebbe dire quasi positivistico. H sentimento religioso è per lui il risultato necessario delle passioni conservatrici della nostra specie, dell'amore, della paura, del bisogno d'esser aiutati e del bisogno di credere, ai quali non è sufficiente l'orizzonte mondano, e che sfociano quindi nel-ìnfìnito. Tra le accennate passioni conservatrici, egli sembra inserire ad un tratto anche la fede religiosa, poiché la stessa fede gli appare come un bisogno della nostra natura, ma l'equivoco unisce per saltargli agli occhi, e poco oltre sente l'opportunità di chiarirlo, notando che il termine fede si è riempito ormai di un contenuto diverso da quello che assumeva nella più antica accezione cristiana. La fede non è più connessa per lui ad una verità dogmatica immutabile, non designa più una conoscenza, una scienza: può aver valore conoscitivo soltanto se designa un'adesione del discente al docente, un trasfondersi in altri di verità ancor non ben comprese, o del tutto ignote, ma riferendosi ad un'autorità umana, sempre sottoposta ad un controllo critico razionale. E impossibile invece di parlare di una scienza del divino, di una teologia, per il Sismoudi: da buon discepolo del Rousseau, egli continuava a svalutare dogmi e teologia, adorando un Dio indefinibile, un Dio accessibile semmai soltanto come verità pratica, o come fonte di norme morali, non come Logos. Ed infatti, dopo aver notato che la fède ci era necessaria per elevarci verso una Divinità incomprensibile, tanto essa è sproporzionata rispetto alla nostra intelligenza, polemizza contro quella fede che si risolve ncll' attaccamento ad una credenza, giustificato per la stessa assurdità di questa, e di qui vede nascere la corruzione delle religioni e I' uso profano che i preti hanno fatto di tutte le passioni religiose .*)
Non occorre aggiungere che al Sismondi, assai debole ragionatore, sfuggono le molteplici contraddizioni terminologiche e teoretiche in cui s'avvolge: ciò che conta per noi, è il constatare come la vecchia polemica illuministica abbia ancora in queste pagine una sia pur fiacca ripresa, e continui a svilupparsi contro i consueti bersagli, anche quando si fa scaturire apparentemente la moralità da una fonte superiore, individuata nel sentimento religioso. A ben vedere questo sentimento appare in fondo ante' rime ad una più matura elaborazione razionale di regole morali, ma non è un valore superiore, né appartiene ad una sfera soprannaturale: se si parla di rivelazioni, si soggiunge subito ch'esse non sono oggetto di fede, ma di storia, sottoposte quindi alle regole della critica. Infine è evidente che la teoria del sentimento religioso serve al Sismondi, come al Constant, per affermare il primato in una religione naturale e razionale in polemica con le varie fedi positive e di fronte ad ogni religione ohe pretenda, in quanto rivelata, di sottrarsi al tribunale della raison, che pretenda di affermare una verità esclusiva contro altre confessioni, alimentando quindi il fanatismo e l'intolleranza. Lmterconfcssionalismo del credo sismondiano è chiaramente espresso nelle parole seguenti, che dovrebbero ottimisticamente definire le
1) Op. cù, pp. 7-9 dell'estratto. Si veda pure nell'Epistolario del S., IV, pp. 300-01, lett. al Barbieri del 27 agosto 1840, dove simili istanze critiche colpiscono la chiesa anglicana.