Rassegna storica del Risorgimento
1814-1825 ; RESTAURAZIONE ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD SIMO
anno
<
1956
>
pagina
<
520
>
520
Ettore Passerai
tendenze religiose del nuovo secolo: Ciascuno sembra (ormai) riconoscere che tutte le religioni sono vere, nel senso che esse sono come altrettante lingue mediante le quali la debole creatura esprime il suo rispetto, la sua riconoscenza ed il suo amore per il dominatore dell'universo. Questa identità del sentimento religioso (nelle forme mutevoli delle varie confessioni) è il volume della sua grande opera.1)
Pur affermando, come il Constant, il carattere relativo delle forme e delle confessioni positive, il Sismondi non crede di staccarsi da una specifica tradizione confessionale protestante: crede cioè di far semplicemente valere con maggior coerenza di altri riformatori le conseguenze logiche del libero esame, della sublime morale nella quale finisce per riassumersi, per un discepolo di Rousseau, tutto il Vangelo, anzi tutta la rivelazione: rifiuta, quindi, non solo in quanto filosofo, ma anche in quanto protestante, i misteri del cattolicesimo ricordando d'altra parte che ad uno-Sguardo attento le pretese differenze dogmatiche che dovrebbero separare i cattolici dai protestanti svanirebbero come neve al sole: Un residuo, un'ombra del politeismo antico nutre ancora l'intolleranza. Più la religione si spiritualizza, più si eleva verso l'idea di un Dio unico, in tutto buono, onnipotente, e dovunque presente; più essa ci insegna la vanità dette parole sulle quali noi ci siamo disputati; più essa ci mostra l'accordo di tutti gli uomini che... vanno in cerca dell'Essere degli esseri.2)
Resta da chiedersi, se il Sismondi non fosse un isolato, nell'asserire queste tesi audacemente liberali in materia religiosa, e se i rappresentanti ufficiali della cultura e della Chiesa ginevrina non fossero pronti a smentirlo, o comunque poco disposti ad ascoltarlo, come già era avvenuto nel 1814, quando aveva pronunciato il suo primo discorso, già da noi preso in considerazione.
Per ciò che riguarda il tono dominante della cultura ginevrina, possiamo ricorrere alle note biografiche stese da un eminente ginevrino dell'epoca, Augusto De la Rive, sul famoso botanico A. P. de Candolle, e constatare che le figure più notevoli della cultura ginevrina negli anni della restaurazione propugnano il tollerantismo iffluministico, e che in specie fra quei naturalisti che davano un po' il tono (come ha pure notato Francesco Ruffini) all'elite intellettuale del patriziato ginevrino non di rado si giungeva ad esprimere pubblicamente un credo deistìco, di chiara derivazione rousseauiana. Per esempio, il discorso pronunciato dal dott. H. A. Gosse per la fondazione della società elvetica delle scienze naturali, riferito da M. A. Pictet, suo collega ed amico, contiene un caratteristico inno-preghiera al Dio creatore e conservatore incomprensibile di tutto ciò che esiste. Sono, quasi letteralmente, le espressioni care al Sismondi!
Certamente, vi sarebbe stato qualcuno, specie fra gli ecclesiastici, meno disposto a sentir pubblicamente esprimere delle tesi così liberali: già il Pou-thas ha messo in rilievo la figura e l'azione del pastore Peschier, difensore di quel curioso soprannaturalismo congiunto a tesi latitudinarie, ch'è dif-
i) Ivi, P. 15. 2) Op. e toc. cit.