Rassegna storica del Risorgimento

1814-1825 ; RESTAURAZIONE ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD SIMO
anno <1956>   pagina <521>
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La religione liberale del Sismondi 521
fuso nelle chiese protestanti del Settecento. Il Gaussen, cioè quel pastore ginevrino, che il Sismondi cita con simpatia, rappresenta anch'e gli una ten­denza rigorista e perviene quindi con le sue note dottrine sull'ispirazione divina della Scrittura, a rafforzare i fermenti neo-pietistici del Réveil. Pro­prio accanto al Sismondi non troviamo del resto chi protesta contro i rischi di una religione troppo spiritualizzata , cioè razionalizzata, in nome di quel sentimento, di quella sensibilità che lo stesso Rousseau aveva rivalu­tato per tramite del vicario savoiardo? La Montgolfier ha pubblicato un notevole Brano di una lettera della madre del Sismondi al figlio nella quale gli argomenti in favore dei diritti del sentimento religioso son fatti valere in senso più conservatore, anzi in pieno contrasto con l'illuminismo sisnion-diano: Lascia in pace la Trinità, la Vergine ed i Santi scrive la madre uopo aver letto la prima stesura della parte introduttiva della storia delle repubbliche italiane nel medioevo che son pur sempre le colonne sulle piali si regge tutto l'edifìcio [del cattolicesimo]; esso si sgretolerà se tu le scuoti... La devozione soggiunge è una delle dolci affezioni dell'anima, una delle più necessarie per la sua quiete; essa deve esser presente in tutte le religioni, salvo in quella nella quale, a forza di potare i rami ai quali attingono i nostri sensi, a forza di spiritualizzare, si cade nelle idee astratte, ed in un'incertezza desolante....
Non si potrebbe affermare che la fede religiosa della madre del Sismondi sia più sostanziosa di quella del figlio: soltanto, essa procede più innanzi, sempre partendo dal pragmatismo di Rousseau, sulla via della giustifica­zione dei simboli, degli clementi esteriori, della fede che si potrebbe dire vissuta. Non c'è mai un accenno al contenuto di verità, al fondamento logico di questa o quella credenza, o delle forme del culto, ma si argomenta unicamente guardando al valore pratico della credenza positiva, e in tal senso lo stesso edificio del culto cattolico sembra essere giustificato, un po' come l'avrebbe giustificato più tardi il Guizot, come scuola di rispetto, come strumento di moralizzazione per il popolo. Ma il Sismondi, pur accettando in parte i consigli materni, e attenuando certe espressioni polemiche nella sua Histoire, si sarebbe tenuto fedele alle premesse del protestantesimo libe­rale nelle famose conclusioni polemiche sulla morale cattolica, che suscita­rono la vivace replica manzoniana.
Nel 1825, infine, l'aspro dibattito fra i protestanti liberali e latitudi­nari e gli apostoli del Réveil neometodista in Ginevra, avrebbe suggerito al Sismondi un curioso confronto: egli avrebbe finito per giustapporre, nella citata Rewue, i difensori delle arcaiche confessioni riformate e i difensori del cattolicesimo ultramontano, considerandoli ugualmente intolleranti e incapaci di comprendere le esigenze dell'età nuova, del cristianesimo pro­gressivo. Così di nuovo ricorreva ad un criterio di differenziazione diverso dalle antiche distinzioni confessionali: i concetti illuministico-libcrali, del progresso, della tolleranza, della perfetta indipendenza delle opinioni indi­viduali erano assunti come base d'ogni giudizio (pp. 35 e sgg.; 42 e sgg.). Dall'estremo individualismo egli credeva tuttavia di poter risalire verso una nuova unità vagamente ecclesiatica: e per questo concludeva il suo scritto con un appassionato elogio della tesi appena pubblicata da uno dei più pro­mettenti fra i giovani teologi gmevrini, Emilio Chastei, intitolata De "usage dea confessions de foi, additando in essa un'autentica testimonianza dello