Rassegna storica del Risorgimento

1814-1825 ; RESTAURAZIONE ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD SIMO
anno <1956>   pagina <522>
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Ettore Passerin
spirito tollerante, ma fervente di carità, cristiana, elle gli pareva animasse la Chiesa idealo di Ginevra.
In realtà, come ha notato anche il biografo del Chastcl, A. Bouvicr, si potrebbe parlare di un'influenza delle idee liberali del Sismoudi e di altri eminenti rappresentanti della cultura ginevrina del primo Ottocento su quel gruppo di giovani pastori che resistettero più tenacemente alle tendenze neo-metodiste, ai motivi arcaizzanti del Réveil. Il Chastcl era stato disce­polo di un teologo liberale ginevrino, che fu in corrispondenza col Sismondi: Jean-Jaques-Caton Chenevièrc, ed aveva come compagno quel Choisy che divideva il suo tempo fra studi di botanica, di filosofia positiva, e di teo­logia, incarnando stupendamente l'eclettismo postiliumiiùstico dei liberali ginevrini.
Presentando la tesi del Chastcl come un'autentica espressione dello spi­rito della Chiesa ginevrina il Sismondi sottovalutava, però, le forti correnti che riprendevano la lotta contro il latitudinarismo ed il razionalismo soci-mano, risuscitando una tradizione di ortodossìa che avrebbe mantenuto, secondo alcuni, le vecchie istanze dei riformatori nella stessa Ginevra sette­centesca, di fronte al prevalere delle simpatie illummisticcliberali. Se leg­giamo, ad esempio, l'elogio funebre del famoso pastore e predicatore Jean Isaac-Samuel Cellérier (1753-1844), steso proprio da quel Gaussen che il Sismondi citava con onore, ma che certo non gli era spiritualmente vicino, noi troviamo un accenno molto significativo alle virtù religiose dello stessa Cellérier e del Peschier, che quasi soli, sottolinea il Gaussen, in un momento-di estrema crisi dell'autentica fede cristiana, si eran fatti apostoli in Gi­nevra, delle grandi verità misconosciute: della divinità di Cristo e dell'ef­ficacia della grazia redentrice. *) Ancora, nella Vie de Cesar Malati, scritta dal figlio, si ricorda con rammarico fino a qua! punto si evitasse di affron­tare certe questioni dogmatiche di primissimo piano, nell'insegnamento teo­logico dell''Académie di Ginevra. 2)
H Sismondi ignora tutto questo, e può del resto sostenere a buon diritto di aver per sé ancora la parte maggiore dello stesso clero ginevrino, filoso­ficamente educato dai Bonnet e dai Prévost, religiosamente influenzato dai teologi razionalisti e dagli eruditi tedeschi, dal primo Schleiermacher, dal Neander, dal Kreutzcr, dal Michaelis, ecc.
Nel 1818 il vecchio Cellérier ed il Gaussen mettono a rumore il campo dei liberali pubblicando una nuova edizione della Confessione elvetica del 1560, con una nota esplicativa del Gaussen tutta in favore dei simboli con­fessionali ben definiti e precisi. L'anno seguente Ami Bost pubblica un opu­scolo non meno scandaloso pei liberali, intitolato Genève religieuse eri 1819. Ma la corrente liberale risponde con uguale vivacità col discorso del Che-nevière sulle Causes qui retardent chez les Réformés les progrès de la théologie e con la citata tesi del ChasteL
In quest'ultima si trovano effettivamente le espressioni più significa­tive per le correnti teologiche liberali ginevrine: si sostiene infatti che le
i) Sa tatto q acato Bono da vedere già le acuto osservazioni di Cu.-H. POUTHAS, in Jou-nesse du Guisot, cil., pp. 103 e Sgg. *> Op. cit., p. 64.