Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; PIO IX
anno
<
1956
>
pagina
<
529
>
BreiA considerazioni demodossalogiche 529
naie unitario che politici, filosofi, poeti, sognatori si erano invano proposti od invano avevano sperato di poter conseguire: invano, perchè tutti ai erano mossi sul terreno instabile e fumigante dell'irrealtà storica o, perlomeno, dell'inattualità.
Le analogie che furono citate della Grecia sollevatasi per riconquistare l'indipendenza contro gli Ottomani, della Polonia contro la Russia, dell'Irlanda contro l'Inghilterra, del Belgio contro l'Olanda ed altre ancora non possono effettivamente calzare, trattandosi in quei casi di cristiani contro musulmani, di cattolici contro ortodossi o contro protestanti. L'Austria, che direttamente o indirettamente teneva soggiogata quasi tutta l'Italia, era invece lo stato deflV Imperiale Regia Saera Romana Apostolica Maestà.2) In Italia, poi, la situazione nei rispetti della Chiesa era ben diversa da quella delle altre nazioni insorte a riscattare la propria indipendenza, proprio a cagione del potere temporale, che dava per giunta alia azione dei liberali un sapore di anticlericalismo.
È assodato, tuttavia, che venti anni di reazione più non riuscirono a riguadagnare a Pio IX quegli spiriti liberali che nei primi ventidue mesi egli stesso aveva contribuito, più o meno consciamente, a formare, prestandosi ad essere foggiato e idealizzato conforme le loro aspirazioni.
Abbiamo già posto in evidenza come Pio IX, abdicando definitivamente alla missione che i rivoluzionari d'Italia gli avevano attribuito, segnasse per primo la fine del potere temporale, inteso, analogamente agli altri Stati, come una società naturale, perfetta, voluta da Dio, governata da autorità, che anch'esse derivano immediatamente da Dio la loro potestà; con compiti e scopi essenziali riassunti nella tutela dell'ordine giuridico e nel provvedere al benessere del popolo . 3)
Questa natura e questi uni, che il diritto canonico assegna agli Stati, venivano esplicitamente sostituiti dal papa con quanto è contenuto in quelle frasi che abbiamo riportato: costituire il principato civile un dono della Provvidenza per proteggere la dignità della Santa Sede ed assicurare il
t) Il granduca di Toscana, dopo che il papa aveva manifestato tonto recisamente il proprio pensiero e spiegato j] conseguente atteggiamento, cominciò a vacillare dalle prime manifestazioni d'italianità; Ferdinando di Napoli ritiro addirittura la flotta che aveva inviato in Adriatico e richiamò il Pepe con le sue truppe. Gli interventi stranieri per un complesso di motivi, cominciarono a ventilarsi con maggiore fondamento.
L'opinione pubblica non comprese quello che prima di essa non avevano compreso insigni scrittori a pensatori. Senza dire del Gioberti, che vedeva cadere d'un tratto, come un castèllo di carte, tutta la propria lunga elaborazione, basata su presupposti non sempre storicamente o politicamente fondati, sull'utopia pelasgica e l'unilaterale guelfismo, sulla necessaria connessione della vita politica d'Italia col papato, sul contrasto non superato di tendenze conservatrici e democratiche; del resto il Primato doveva avere solo un interesse contingente, venendo superato, com'è noto, dal Rinnovamento. Tutti ad ogni modo avevano trascurato il fatto che la religione non potava essere In fòrza propulsivo di un'insurrezione a carattere troppo strettamente nazionale.
21 Eppure anche Massimo d'Azeglio aveva scritto ad un francese, suo amico: Roma e il principio cattolico solo possono tenere il posto di ckiuvr di volta del nuovo edificio italiano. Pio IX e Carlo Alberto Boli possono salvare l'I t alia . Tre anni dopo scrìverli allo stesso' amico chela reaziono clericale aveva reso il papa impossibile senza le baionette straniere.
3) Vedi M, FALCO, Corso di diritto ecclesiastico, Pndova, CEDAM, 1930, pp. 291-292.