Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; PIO IX
anno <1956>   pagina <530>
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Federico A. Perini-Bembo
libero esercizio del supremo apostolato, posto die la Chiesa ha come obbiet­tivo esclusivo la dilatazione della fede cattolica.
Tante volte s'è scritto che la questione romana ha tratto origine dall'urto di due intransigenze, l'ima laica, l'altra ecclesiastica, di cui la Repubblica romana nel 1849 avrebbe costituito l'inizio. Roma senza il papa, che era il programma nettamente anticlericale del partito d'azione, ravvisato dalla propaganda massonica, segnò senza dubbio raffermarsi del­l'intransigenza laica; ma prima di quest'avvenimento che costituì pure un epico esperimento dell'epopea nazionale - la questione romana era stata posta e concettualmente risolta da Pio IX, come altra volta dimo­strammo, il 29 aprile 1848. *)
Con tale allocuzione Fio IX palesava chiaramente la natura e lo scopo specialissimi dello Stato della Chiesa, rinunciando al potere temporale in quanto fine per riconfermarne il valore di mezzo, trasformandolo da Stato della Chiesa, come in un certo senso potremmo dire, in uno stato della Religione. Questa soluzione, pur scaturendo dalla combinazione del natu­rale buon senso papale e di una certa innata lungimirante sagacia, come dicemmo, con la ponderata prudenza dei suoi più influenti consiglieri, era stata eccitata dall'opinione pubblica. Se questa non avesse agito con suffi­ciente intensità stimolatrice sulla psiche del papa, oltre che sull'ambiente che lo circondava, vibratamente varcandone nella prima fase la soglia sen­soriale, 2) non sarebbe stato possibile a Pio IX elaborare o coordinare le percezioni sincretiche captate sino a pervenire a quell'organizzazione sin­tetica del pensiero capace di formulare quel felice concetto moderno del potere temporale, nell'allocuzione annunciato. 3) Che, almeno in parte, l'in­novazione geniale possa avere corrisposto ad un pensiero intuitivo, prima e più che discorsivo, è questione che interesserebbe un'indagine sul dina­mismo della vita psichica inconscia; non ci riguarda in sede storica, dove ci basta il poter affermare che causa preponderante, ispiratrice feconda,
1 ) Avvertivamo nel nostro studio citato che la retrodatazione della questione romana non avrebbe importanza alcuna, tanto più se si considera che ogni data storica ha spesso signi­ficato convenzionale, se non si trattasse però, come in questo caso specifico, di affermare la priorità dell'intransigenza ecclesiastica su quelle del laicismo.
Se ottant'anni di storia non passarono tuttavia invano, perchè il nuovo potere tempo­rale conforme alla concezione dichiarata da Pio IX non si sarebbe probabilmente potuto prima attuate, almeno nei modi e nelle proporzioni limitate del 1929, è certo tuttavia che un compro­messo apparentemente più favorevole alla Chiesa avrebbe costituito una riduzione dell'antico potere temporale senza tradurre in essere l'innovazione prcannunciata da Pio IX, alla quale ultima, nel 1929, finì per adeguarsi attraverso lo Stato italiano il laicismo.
) Da tutte le effemeridi del tempo semplici, multiple, complesse; a fine palese, a fine nascosto: che pervenivano fino al capo della cattolicità per il loro intrinseco valore o per il loro clamore o per la loro insistenza ed in ogni caso attraverso un processo selettivo prevalente­mente spontaneo (cfr. Demodossalogia generale ecc. cu., pp. 77-82 o 105-114) Pio IX fu attratto con particolare persistenza, dimostrando spiccata sensibilità (e certamente suscettibi­lità ccncstcsica e suggestibilità ed autosuggestibflità) emotiva.
3) È evidente che un'allocuzione papale non ò mai improvvisata e che più intelligenze hanno collaborato alla sua elaborazione; ciò avvalora la nostra tesi sull'importanza che le varie espressioni della pubblica opinione hanno avuto non solamente sullo psichisino inconscio, oppure sulla coscienza del papa o dei suoi più vicini consiglieri: coscienza che, nelle dichiarazioni di Pio IX, ai rivela magari circoscrìtta, ma in ogni caso come consapevolezza chiara e matura.