Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; PIO IX
anno <1956>   pagina <531>
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Brevi considerazioni demodossalogiche 531
misura di giudizio dell'allocuzione e, pertanto, della proclamata trasforma­zione del potere temporale dei papi è stata l'opinione pubblica.
Non importa elle i patriotri, indignati e delusi, non abbiano allora inte­ramente compreso e nemmeno anzi considerato degno d'apprezzamento il nuovo concetto del potere temporale definito nella dichiarazione pontificia, che di esso precisava il fine e quindi i limiti e la portata;J) è anzi spiegabile una tale incomprensione considerando sia che di fronte ad una breve enun­ciazione persisteva di fatto e di diritto il medesimo Stato della Chiesa, nei suoi confini antecedenti, sia che in pari tempo troppe e troppo radicate' speranze illusorie svanivano di botto, mentre prendevano aire correnti e governo reazionari. Non importa che, dopo lo sfortunato '49, si sia avuto un ventennio durante il quale e Pio IX e i suoi più autorevoli collabora­tori dimostrassero di scordare quella dichiarazione e procurassero di rimuo­vere dalla propria coscienza il ricordo di un recente infausto passato; non importa che si sia giunti perfino alle feroci repressioni pontificie operate dal generale Schmidt nelle Marche e nell'Umbria; e nemmeno l'irriducibi­lità del papa sollecitato, fino alla vigilia della presa di Roma, a rinunziare al potere temporale infirma la nostra tesi. Che ne risulta anzi rafforzata.
La trasformazione del potere temporale, annunziata da Pio IX nella allocuzione del 29 aprile '48, non significava infatti certo una rinunzia al medesimo, innanzi alla quale era logicamente conseguenza ale che il ponte­fice si irrigidisse.
Occorre tenere presente che nei riguardi dello stato della Chiesa il pen­siero di Pio IX fu quello sostenuto anche dai pontefici che Io hanno seguito. Sino alla ce conciliazione la Chiesa affermò sempre accanitamente che nes­suna guarentigia, per quanto sicura ed ampia, al capo della cattolicità, intesa ad assicurargli la massima indipendenza nell'esplicazione delle sue funzioni spirituali, sarebbe stata sufficiente, qualora non fosse stata accom­pagnata da una reale sovranità territoriale. Dal '70 in poi i pontefici protesta­rono sempre contro l' iniqua condizione in cui erano stati posti dall'Italia, sia per avere regolato la questione con una legge interna, unilaterale, sia perchè uno stato temporale essi ritenevano imprescindibile ad assicurare asso­luta indipendenza alla Chiesa romana per l'adempimento della sua missione.
Salvo le proporzioni territoriali dello Stato della Città del Taticano, Pio IX indicava e prevedeva sostanzialmente quanto i parti lateranensi del 1929 positivamente hanno attuato. 2) Lo Stato italiano si è obbligato, com'è noto, a garantire l'assoluta indipendenza della Santa Sede, ricono-
1) I Romani, nel furore e nell'indignazione clic li colse dopo quello ch'essi definivano, e non era, voltafaccia del papa, insorsero a chiedere quale autaut la guerra all'Austria oppure la caduta del potere temporale.
2) Se notiamo l'occasione scelta dal papa per porre, nel 1848, questo punto fermo, dob­biamo convenire che non fu la sola dichiarazione nò superflua né mancante di tutta la pondera­zione richiesta dal valore che noi ad essa attribuiamo. Lo condanna del federalismo, che in­cludeva il papa come capo dal libcraJ-cafcfcolicesimo, ed in ultima analisi del liberalismo, aveva portato con sé la condanna esplicita del tradislonak potere temporale. L'Orioni, nel 1906, dirà che il dualismo fra Stato e Chiesa sta nell'origine d'entrambi; Pio IX nel '48, sia pure per apparente incidenza ma comunque con grande limpidità espressiva, aveva affermato lo stesso concetto.