Rassegna storica del Risorgimento
PADULA VINCENZO ; PATELLA FILIPPO ; CLERO ; SALERNO ; SERINO OV
anno
<
1956
>
pagina
<
534
>
534 Alfredo Ricci
cessivamente, anche la Calabria proclamava l'insurrezione, mentre la Basilicata, che sì bella prova diede nel 1860, rimaneva inerte. I moti del Cilento, concorsero potentemente a strappare a Ferdinando II la costituzione, peraltro di breve durata! Dopo il 15 maggio dello stesso anno, domate le nuove insurrezioni del Cilento e della Calabria, che non agirono simultaneamente e perciò ebbero esito infelice, e la rivoluzione siciliana, sembrava a tutti che la reazione borbonica avesse completamente debellato il liberalismo e consolidato, in modo definitivo, il potere assoluto. Era però vano pensiero, anello di ritenere, che l'evoluzione potesse essere deviata dal suo corso fatale dalla volontà di alcuni nomini, per quanto potenti.
A malgrado dell'insuccesso dei moti e della feroce reazione in atto, a malgrado della onnipotente polizia, che tutto manometteva e sovvertiva, delle spie, delle corti speciali, delle persecuzioni e delle atroci sofferenze inflitte ai patrioti, l'ardente aspirazione di conquistare più liberi ordinamenti e l'unificazione nazionale, mantenevano vivamente acceso il sacro fuoco dell'amor di patria, in quanti si elevavano per intelligenza e cultura superiore.
I preti dotti erano tutti liberali e le case di molti di essi, che in quei tempi esercitavano l'insegnamento, davano ospitalità ai giovani che aspiravano ai corsi universitari. Fra questi sacerdoti, si distinguavano l'abate Sacchi in Rodio ed il canonico De Ciutiis, in Monte Cicerale; liberali, facondi, dotti nelle lettere latine e greche, avevano aperto nei loro paeselli, nel Cilento, accorsate scuole, che erano frequentate da giovani studenti, appartenenti alle più cospicue famiglie del distretto. Parecchi di essi occuparono poi nel campo delle lettere, delle scienze, della politica, posti eminenti, ma, soprattutto, furono caldi ed operanti patrioti.
Rievocheremo ora i tre maggiori esponenti del clero liberale, appartenenti alla provincia di Salerno: Vincenzo Padula di Padula, Ovidio Serino di Carili e Filippo Patella di Agropoli. Essi appartenevano a quella classe di sacerdoti dotti, che aveva costantemente cospirato contro l'assolutismo borbonico, e non solamente in modo platonico, ma soffrendo persecuzioni, carcere ed esilio e dando costanti prove del più fulgido valore sui campi di battaglia.
Yincenzo Padula, nato a Padula in provincia di Salerno il 1831, è la figura di maggior rilievo, per il suo passato di cospiratore e per la sua morte gloriosa alla battaglia di Milazzo.
Compiuti i suoi studi nel seminario di Teggiano, vi prese gli ordini sacri e divenne prete. Ingegno eletto, carattere deciso, amante della patria, segui con ardore le dottrine mazziniane, consacrando tutta la sua attività all'opera di propaganda contro il dispotismo imperante. A tal fine stabilì una fitta rete di aderenze e di intese coi principali cospiratori della provincia e della confinante Basilicata, specialmente coi fratelli Maglioni di Ratino, Giuseppe Maria Pessolani di Atena, Antonio Santelmo di Padula, eoi sacerdoti Ovidio Serino e Filippo Patella, con i fratelli Matina di Buonoabitacolo, eoi comitato insurrezionale di Napoli, coi fratelli Albini di Montemurro in provincia di Potenza, con Carmine Senise ed i fratelli Lacava di Corleto Perticara, Domenico Assolta di Laurenzana ed altri patrioti, pure di Basilicata. Il Padula, con la partecipazione di fidi corrieri, manteneva un'attiva corrispondenza coi predetti capi del movimento liberale nelle due provincie connate* Si erano raccolte numerose armi e