Rassegna storica del Risorgimento
PADULA VINCENZO ; PATELLA FILIPPO ; CLERO ; SALERNO ; SERINO OV
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1956
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Tre sacerdoti salernitani garibaldini, dei Mille 537
Salerno, il 27 gennaio 1852, condannato a morte, col terzo grado di pubblico esempio, pena ohe gli venne commutata nell'ergastolo con rescritto del 21 febbraio successivo, ridotta poi nel 1857, a trenta anni di ferri. Nel 1858, la pena anzidetta venne ancora commutata nell'esilio perpetuo dal regno, da scontarsi nella Repubblica Argentina. Imbarcato sulla nave, lo Stromboli, assieme a Carlo Poerio, Luigi Settembrini, Silvio Spaventa ed altri nume-rosi prigionieri politici, raggiunsero la rada spagnuola di Cadice, ove, dopo lunga sosta, furono trasbordati su di un bastimento mercantile a vela, che doveva trasportarli in America; sul quale, erasi imbarcato clandestina-mente il capitano marittimo Raffaele Settembrini, figlio di Luigi, ed altri coraggiosi liberali, che, lungo il viaggio, giunti nell'oceano atlantico, imposero al capitano del veliero di dirigere la rotta verso l'Inghilterra, e sbarcare i deportati in Irlanda, ove i gloriosi patrioti riacquistarono finalmente la libertà, fatti segno all'universale acclamazione del grande popolo inglese.
Ritornato in Italia, Ovidio Serino incontrò a Genova gli esuli conterranei, Vincenzo Padula, Filippo Patella, Giuseppe Maria Pessolani, Antonio Santelmo, Michele Magnoni, Leonino Vinciprova ed i fratelli Del Mastro,, coi quali si unì, facendo in tempo a prendere parte, con essi, alla gloriosa spedizione dei Mille di Marsala, partita dallo scoglio di Quarto all'alba del 6 maggio 1860. Durante la campagna, il nostro sacerdote diede costanti prove di valore e di intrepido coraggio, conquistando, per il suo eroico comportamento, gradi ad ogni fatto d'armi, fino a conseguire la nomina a maggiore. Onorato dell'amicizia dei più illustri patrioti, fu caro a Carlo Poerio, che lo annoverò fra i suoi migliori amici Insignito di vari ordini equestri, della medaglia d'oro dei Mille e di quella dell'indipendenza ed unità d'Italia, vide con grande dolore che il suo ideale repubblicano, per il quale aveva tanto sofferto e combattuto, non era stato raggiunto e risolvette di rientrare nel grembo della Chiesa. Rivesti l'abito talare e fu autorizzato nuovamente a celebrare la Messa. Morì incontaminato e povero nel suo paese natale di Cari fi di S. Severino Rota, il 4 febbraio 1886.
Nel 1888, il comune natio gli eresse un piccolo monumento marmoreo nel cimitero di Costa, con la seguente epigrafe: A OVIDIO SERINO DEI MILLE
DX MARSALA..
Il terzo sacerdote di questa eletta schiera di patrioti salernitani è Filippo Patella, nato in Agropoli, nel 1817.
Fornito di poderosi studi, è presto nominato parroco del suo paese natale e si dedica contemporaneamente, con fervore, all'insegnamento. Perseguitato dal suo vescovo, perchè liberale, riscalda nella scuola l'animo dei giovani all'amor di patria, partecipa all'azione mazziniana, sviluppando una notevole attività nel Cilento. Corrisponde direttamente col Mazzini, che gli affida l'organizzazione del movimento rivoluzionario in quell'importante circondario. In quell'epoca, dopo i moti del 1828, domati col ferro e col fuoco dal maresciallo Del Carretto, le popolazioni del Cilento erano rimaste terrorizzate, allo spettacolo della sanguinosa repressione; ancora le teste dei giustiziati, chiuse in gabbie di ferro, erano sospese nei punti designati, a salutar terrore di chiunque osasse congiurare. Ma, ad onta di questi spaventosi rigori, le sette non dormivano, anzi, sì preparavano a nuovi e più poderosi conati.